Adorazione dei Magi
Questo affascinante dipinto inedito mostra con chiarezza la sua evidente matrice napoletana, riconducibile ad un eccellente maestro attivo tra il quarto e quinto decennio del Seicento. L'artista si mostra qui ancora sensibile al naturalismo post-caravaggesco, ma virato in una declinazione più classicista e caratterizzato da una peculiare raffinatezza ed eleganza tanto nella composizione, quanto nel disegno e nell'impianto coloristico. Risulta agevole individuare qui affinità più o meno marcate con alcuni tra i protagonisti della coeva scena artistica partenopea: dal Maestro dell'Annuncio ai pastori a Battistello Caracciolo, da Massimo Stanzione a Francesco Guarino, da Artemisia Gentileschi ad Antonio De Bellis, da Aniello Falcone ad Andrea Vaccaro. Ma le analogie più stringenti sono quelle che legano il nostro dipinto allo stile e alla tecnica di Bernardo Cavallino. La logica compositiva e la gestione dello spazio pittorico rimandano, infatti, a tante sue opere a figure multiple, come il Ritorno del figliol prodigo del Museo di Capodimonte di Napoli o i Soldati si dividono la tunica di Cristo della Collezione Intesa San Paolo di Palazzo Zevallos a Napoli; ma ancora più flagranti appaiono le affinità nelle fisionomie, espressioni e posture dei personaggi: si pensi alla Sacra Famiglia della Fuga in Egitto del Wadsworth Atheneum di Hartford, al volto della Santa Lucia della Fondazione De Vito di Firenze, ai personaggi maschili sulla destra nell'Ester e Assuero già presso François Heim a Parigi, e alla Vergine col pastore a fianco nell'Adorazione dei pastori del Museo Nazionale d'Abruzzo de L'Aquila. BIBLIOGRAFIA DI CONFRONTO: N. SPINOSA, Grazia e tenerezza in posa. Bernardo Cavallino e il suo tempo, Roma 2013.