Brocca
Quei vasi oblunghi a forma di galletto stilizzato, con quell'audace ma raffinato gioco di smalti neri e violetti, colpirono l'attenzione degli intenditori e dei visitatori.Fu verso la metà degli anni Ottanta, a una bella mostra di artigianato artistico della Sardegna promossa dall'ente regionale ISOLA. Quelle opere di Massimo Boi colpirono per almeno due motivi: perché apparivano così poco consuete, così diverse dai canoni tradizionali della ceramica regionale, e perché ad averli realizzati era un giovane poco più che ventenne. Quei galletti dimostravano che in Sardegna si poteva fare arte senza ripetere pedissequamente i vecchi modelli: ed erano la prova che tra le giovani leve c'era chi, pur non rinnegando la lezione della tradizione, voleva mettere la propria creatività al servizio di nuove frontiere del design. Nato a Carbonia nel 1958, Massimo Boi si è diplomato giovanissimo all'Istituto d'arte di Oristano, sotto la guida di maestri del calibro di Marchionni e di Sciannella. Oristano è la patria dei figoli, artigiani che da secoli si tramandano l'arte del vasellame e delle anfore. La ceramica vi è di casa. A Oristano Massimo Boi, fresco di diploma, ebbe la prima esperienza di lavoro nella CMA, Cooperativa Maestri d'Arte, fondata insieme a un gruppo di altri giovani per portare avanti le tecniche dell'ingobbio e del graffito tipiche della tradizione oristanese. Ma in lui urgeva uno stimolo in più, il senso della ricerca, il gusto dell'innovazione, la necessità di rileggere in chiave moderna il fare ceramica. Trasferitosi nei dintorni di Cagliari, diede vita a uno stile tutto personale con effetti decorativi giocati sull'abbinamento di smalti di colori e opacità contrastanti. In relazione ai quali Gian Carlo Bojani allora direttore del Museo internazionale della ceramica di Faenza, parlò di "nuove curiosità di materiali, tecniche e ricerche", definendo Massimo Boi meritevole di particolare considerazione "per la sintesi fra sollecitazioni diverse che spesso riesce a comporre". Fu proprio l'originalità delle sue opere, unita all'esigenza della sperimentazione che in lui non ha mai cessato di bruciare, che indusse la Cerasarda, la prestigiosa industria della Costa Smeralda, a commissionargli negli anni Ottanta una serie di raffinati oggetti in maiolica. Oggi il suo stile, affinato col passare degli anni e approdato alle particolarità consentite dalla tecnica raku, si presenta originale e sganciato da modelli precostituiti, anche se non è difficile leggervi in profondità le radici di un'identità mediterranea che si manifesta soprattutto nella vivace policromia dei segni. Nei lavori di Massimo Boi traspare anche un ritorno freudiano alla sua città natale, Carbonia, la città del carbone, fondata nel 1938 per valorizzare l'immenso giacimento di lignite sul quale è costruita. L'approdo alla tecnica raku sembra segnare un inconscio riemergere dell'antico DNA minerario di tutti coloro che a Carbonia sono nati o hanno vissuto; e le sue opere odierne, con quegli opachi fondi nerofumo sui quali spicca la variegata colorazione dei disegni e delle pennellate di smalto, paiono riecheggiare le oscure viscere della terra e i volti anneriti dei minatori così come li ritraggono le foto- icona che hanno consegnato alla storia le immagini dell'esaltante epopea mineraria della sua città. Vassoi, centri tavola, vasi, lampade, piatti, mattonelle con ritratti di visi, pezzi unici o di piccola serie realizzati interamente a mano, compongono un'antologia di decorazioni pittoriche di grande suggestione. Si segnalano per l'originalità delle forme, per gli eleganti e vigorosi giochi cromatici, per la magia di segni che costituiscono una citazione in chiave moderna di simboli etnici di antica memoria. "Il contrasto dominante del rosso e del nero, ha scritto Bona Baraldi, è spesso arricchito da intarsi soprasmaltati di oltremarini, ocre chiare, ori, argenti, punzoni a rilievo. Forme e colori si alternano con grande creatività pur restando sempre fedelissimi allo stile inconfondibile di quest'autore, che fa della tecnica e della tradizione formale un basamento su cui poggiarsi per spiccare il volo con proposte sempre nuove". La proposta più recente è la contaminazione dell'argilla con altri materiali (vetro, metallo, stoffa), che sta portando a sorprendenti composizioni materiche.