| AltreInformazioni | Il capitello, in cui l'uso del trapano attesta la vetustà dell'opera, è scolpito su tre registri composti dall'abaco mistilineo e baccellato e una fascia di figure e bestie che poggiano sull'ultima banda raffigurante una corona di foglie di acanto alternativamente più alte e più basse. La complessità iconografica delle figure non pare facilmente descrivibile. Nella fascia centrale si alternano figure umane e zoomorfe, che riprendono i motivi classici della scultura romanica. Sulle foglie d'acanto più basse sono poggiate figure parzialmente panneggiate e un uomo in tunica con un bambino in braccio. Sulle foglie più alte un uomo nudo con coppa in mano (forse Noè), un uccello che afferra col becco un serpente ed un uomo nudo stante su una sola gamba. Le figure sembrerebbero quindi ispirate a personaggi del Vecchio Testamento, mentre quelle sulle foglie più basse, un uomo e una donna nudi che si coprono le pudende, forse Adamo ed Eva. Il capitello stilisticamente è riconducibile a quelli del Chiostro del Duomo di Monreale la cui costruzione avviata da Guglielmo II il Buono, re Normanno, durò dal 1172 al 1267. I capitelli, secondo Roberto Salvini, sarebbero riconducibili alla mano di cinque maestri: il Maestro della Missione degli Apostoli, quello della Dedica, dei Putti, delle Aquile e del Marmorario. L'ultimo si firma nel dodicesimo capitello del lato nord: "Ego romanus filius Costantinus marmorarius". Lo stile dei capitelli del Duomo di Monreale farebbe supporre per la presenza di motivi iconografici e plastici, comuni al Romanico della Borgogna e dell'Île-de-France, la presenza di maestri stranieri, e gli episodi raffigurati, alternati a figure zoomorfe e grottesche, sono riconducibili al Vecchio e al Nuovo Testamento. Per la loro sintesi tra eredità classica e innovazione romanica questi capitelli sono considerati uno dei capolavori del Romanico in Italia. Bibliografia di riferimento: Roberto Salvini, Il Chiostro di Monreale e la scultura romanica in Sicilia, Flaccovio, Palermo, 1962; Joseph Gantner, Marcel Pobé, Jean Roubier, prefazione di Marcel Aubert, Gallia Romanica, Einaudi, Torino, 1963. |