




Giovanni Verga, Carteggio familiare tra lo scrittore e i familiari (aa. 1881-1918). Il lotto comprende una raccolta epistolare di carattere documentario, articolata in lettere, cartoline e telegrammi, con particolare riferimento agli scambi tra Verga e i fratelli. Dalle informazioni di lotto emerge un insieme di 18 lettere, 6 cartoline e 3 telegrammi, oltre a una cospicua corrispondenza inedita inviata a Giovanni Verga da fratelli e parenti. La consistenza complessiva della documentazione supera le 1300 lettere, distribuite in 18 contenitori. Il nucleo più rilevante risulta il più corposo dei contenitori, che include 831 lettere inviate da Mario Verga a Giovanni, datate tra il 1881 e il 1918. Il materiale include anche lettere con datazione e luoghi specifici, come Pallanza, 22 settembre 1894, e Milano, 24 ottobre 1894, nonché corrispondenza relativa a periodi successivi fino agli anni finali dell’epistolario.
Sul piano contenutistico, le missive trattano questioni familiari, notizie di salute e corrispondenza pratica, con riferimenti ricorrenti a decisioni e sviluppi legati a opere e attività culturali dell’autore. Le lettere riportano indicazioni testuali incentrate su rinvii, richieste di materiali manoscritti, comunicazioni economiche e aggiornamenti su progetti teatrali. La presenza di luoghi e date consente l’inquadramento cronologico della documentazione. È inoltre segnalata la dichiarazione di notevole interesse storico e culturale da parte della Sovrintendenza archivistica siciliana. Non sono disponibili ulteriori dettagli su formato, supporto (ad esempio carta o fascicoli), né su eventuali indicazioni di firma o apparati di conservazione specifici oltre alla suddivisione in contenitori.
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Giovanni Verga, Carteggio familiare tra lo scrittore e i familiari (aa. 1881-1918). Il lotto comprende una raccolta epistolare di carattere documentario, articolata in lettere, cartoline e telegrammi, con particolare riferimento agli scambi tra Verga e i fratelli. Dalle informazioni di lotto emerge un insieme di 18 lettere, 6 cartoline e 3 telegrammi, oltre a una cospicua corrispondenza inedita inviata a Giovanni Verga da fratelli e parenti. La consistenza complessiva della documentazione supera le 1300 lettere, distribuite in 18 contenitori. Il nucleo più rilevante risulta il più corposo dei contenitori, che include 831 lettere inviate da Mario Verga a Giovanni, datate tra il 1881 e il 1918. Il materiale include anche lettere con datazione e luoghi specifici, come Pallanza, 22 settembre 1894, e Milano, 24 ottobre 1894, nonché corrispondenza relativa a periodi successivi fino agli anni finali dell’epistolario.
Sul piano contenutistico, le missive trattano questioni familiari, notizie di salute e corrispondenza pratica, con riferimenti ricorrenti a decisioni e sviluppi legati a opere e attività culturali dell’autore. Le lettere riportano indicazioni testuali incentrate su rinvii, richieste di materiali manoscritti, comunicazioni economiche e aggiornamenti su progetti teatrali. La presenza di luoghi e date consente l’inquadramento cronologico della documentazione. È inoltre segnalata la dichiarazione di notevole interesse storico e culturale da parte della Sovrintendenza archivistica siciliana. Non sono disponibili ulteriori dettagli su formato, supporto (ad esempio carta o fascicoli), né su eventuali indicazioni di firma o apparati di conservazione specifici oltre alla suddivisione in contenitori.
| Datazione | 1881 |
| NoteSpecialistiche | "Pallanza, 22 settembre 1894. Caro fratello, ricevo i punto il manoscritto della Lupa, ma non è quello che desideravo avere. Cercami invece o nelle cartelle dei miei manoscritti, oppure nel cassetto della mia scrivania, o in una gran busta gialla fra le mie carte una copia che ci deve essere della Lupa, non di mio carattere, e mandamela qui subito. Io torno a Milano il 2 ottobre. Tuo Giovanni. Da sabato in poi scrivimi indirizzando le lettere a Milano". "Milano, 24 ottobre 1894. Caro fratello, devo farti sapere che non si daranno più né Lupa né In Portineria a Torino, che almeno per quest'anno e pel venturo non c'è da fare alcun assegnamento sull'opera del Puccini, che a 31 dicembre venturo devo pagare L.4000 a Treves (scontatimi con gran sacrifizio nella lusinga di mettermi al corrente coll'annualità Nuovalucello). Ho ricevuto il vaglia B. d'Italia delle 800 lire e la dichiarazione di tuo suocero dalla quale rilevasi che le 6000 lire furono pagate da noi due. (...)" "Torino, 18 gennaio 1896. Carissimo fratello, ebbi ieri la tua del 15 e mi duole prima di tutto di sentire che Ersilia sta poco bene. Dammi tosto sue notizie, ti prego, e di tutti voi. Io sto bene, e sono contento sino adesso dell'andamento delle prove, e di quanto si è fatto per le scene e per l'allestimento scenico. Andò non risparmia cure e spese. E' bravissimo ed intelligentissimo nel dirigere i suoi attori, i quali sono bravi, specialmente la Reiter, che dopo la Duse è la sola che possa far bene quella parte. Tutti mostransi contenti e fiduciosi nel successo. Così vorrei esserlo io, che l'aspettativa e la benevolenza del pubblico torinese e stampa, di cui ho giornalmente tante prove, e il precedente pericolosissimo del successo fenomenale ed eccezionale di Cavalleria Rusticana mi creano dei precedenti e un impegno assai superiori alle mie forze. Ad ogni modo, comunque andrà la cosa, la prenderò con filosofia. Sento quanto mi dici per gli affari. Dall'amico Paola ho avuto una lettera affettuosissima e buona, e sono certo che mi aiuterà assai meglio di come potrei fare io a sistemare le faccende della sorella Teresa. Tu aiutalo in questo come meglio puoi. Col Tricomi vedo bene che avremo dei guai, e se riesco a cavarne l'annata sarà un miracolo. Al pittore avrai provveduto per le 40 lire circa che restano da dargli, colla mesata delle due botteghe di Mario, in via St. Anna. (...) La Lupa andrà in scena se altro non avviene, lunedì 27 gennaio. (....) Manda pure l'acchiuso biglietto a De Roberto. Dammi vostre notizie e salutami tutti. Tuo Giovanni." "Milano, 30 gennaio 1896. Caro fratello. ebbi le tue due, una respinta prima da Torino qui e l'altra diretta da Catania. (...) E spero essere fra non molto di ritorno a casa per essere fra di voi se non altro, appena avrò visto l'esito della Lupa qui e cavatone quel profitto che posso. Sono triste assai e di cattivo umore. Tiemmi più che puoi a giorno intanto ti prego dello stato di salute vostro, anche per semplice cartolina, ogni giorno, e scrivimi pure se ti ha rimborsato il Compagnoni....". La corrispondenza familiare di un grande scrittore è uno dei più preziosi documenti utili a ricostruire il percorso di un'artista. Giovanni Verga ebbe quattro fratelli: Mario, Rosa, Pietro e Teresa. Era il primogenito dei cinque figli di Giovanni Battista Verga Catalano e Caterina Di Mauro Barbagallo. Per quanto riguarda i rapporti familiari con i fratelli, le fonti biografiche e l'epistolario mostrano che furono generalmente stretti e continuativi, come era tipico delle famiglie borghesi e proprietarie siciliane dell'Ottocento. La corrispondenza conservata documenta numerosi scambi tra Verga e i suoi familiari; non a caso l'edizione critica dell'epistolario prevede un intero volume dedicato alle lettere ai fratelli. Pietro Verga fu il fratello con cui Giovanni ebbe i rapporti meglio documentati. Pietro si occupò spesso di questioni pratiche e patrimoniali in Sicilia durante i lunghi soggiorni dello scrittore a Firenze e Milano. Le lettere tra i due riguardano frequentemente amministrazione dei beni di famiglia, affari agricoli e questioni economiche. Mario Verga partecipò anch'egli alla vita familiare e alla gestione degli interessi comuni, sebbene la documentazione disponibile sia meno abbondante rispetto a quella relativa a Pietro. Questo archivio forse colma la lacuna finora rilevata dagli studiosi, con le 831 lettere scambiate tra Mario e Giovanni Verga. Dalle testimonianze biografiche emerge che i fratelli rimasero legati da interessi familiari comuni e dalla gestione del patrimonio della famiglia Verga, appartenente alla borghesia agraria siciliana. Anche quando Giovanni viveva al Nord, manteneva un costante rapporto epistolare con i familiari rimasti in Sicilia. L'esistenza di un intero volume dell'edizione nazionale dell'epistolario dedicato alle Lettere ai fratelli conferma l'importanza di questi scambi. Gli studiosi osservano che Mario rappresentò per Giovanni una sorta di ponte con l'ambiente familiare catanese durante gli anni della formazione letteraria. Le lettere note non mostrano conflitti rilevanti tra i due; al contrario, restituiscono un rapporto improntato a fiducia e collaborazione, soprattutto negli anni giovanili. Un archivio immenso, tutto da studiare. Il presente lotto è stato Dichiarato di notevole interesse storico e culturale dalla Sovrintendenza archivistica siciliana. |