
Venezia, Vittore Ravani, 1533. Edizione in 8° della celebre tragicommedia, in cui tre ciechi, guidati da un sacerdote d'Amore, si raccontano le proprie sventure amorose. La narrazione è arricchita da una descrizione delle bellezze femminili, richiamando i topoi tipici della poesia cinquecentesca.
Il frontespizio, di carattere architettonico, presenta una marca tipografica con una Sirena bicaudata. L'opera riporta marginali ingialliture, mentre la rilegatura è in pergamena rigida moderna. L'importanza di Epicuro, autore abruzzese attivo a Napoli, emerge dal successo della sua opera, che riflette l'evoluzione del genere tragicomico nel contesto letterario del tempo.
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Venezia, Vittore Ravani, 1533. Edizione in 8° della celebre tragicommedia, in cui tre ciechi, guidati da un sacerdote d'Amore, si raccontano le proprie sventure amorose. La narrazione è arricchita da una descrizione delle bellezze femminili, richiamando i topoi tipici della poesia cinquecentesca.
Il frontespizio, di carattere architettonico, presenta una marca tipografica con una Sirena bicaudata. L'opera riporta marginali ingialliture, mentre la rilegatura è in pergamena rigida moderna. L'importanza di Epicuro, autore abruzzese attivo a Napoli, emerge dal successo della sua opera, che riflette l'evoluzione del genere tragicomico nel contesto letterario del tempo.
| Datazione | 1533 |
| NoteSpecialistiche | Apparentemente la terza edizione di questa celebre tragicommedia di Epicuro, scrittore di origini abruzzesi ma che si trasferisce presto e opera a Napoli. Tre ciechi (il Vecchio, il Geloso e il Terzo, come sono definiti nelle didascalie delle edizioni e dei manoscritti), il primo dei quali accompagnato da una Guida, invocano la morte per la loro infermità causata dall'amore. Dal loro incontro nasce l'occasione per una descrizione delle proprie sventure e delle bellezze delle donne amate, in cui sono riconoscibili anche i topoi della descrizione muliebre tipici della poesia del tempo. L'apparizione di un sacerdote d'Amore compie il miracolo di far riacquistare la vista ai tre ciechi. Questo è in breve l'argomento della "tragicommedia", fortunato genere che trova il precedente immediato nelle ecloghe pastorali del tardo Quattrocento e del primo Cinquecento. |