Coppia di grandi vasi Savona, Fabbrica Chiodo e Peirano, 1736
Marca: lanterna in blu. Dimensioni: altezza cm 63 circa. Conservazione: un coperchio ricomposto in restauro; l’altro con piccolo restauro al bordo e alla presa; tre manici rotti in alcuni frammenti e ricomposti in restauro; piccole sbeccature ai bordi di cui alcune riprese in restauro Grande vaso di farmacia in maiolica di forma ovale capovolta e aspetto imponente, foggiato al tornio. La parte centrale del contenitore appare modellata dalla presenza di una larga fascia di superficie lievemente concava, circoscritta da limiti sottili in rilievo: risulta quindi accentuato il contrasto fra la maggiore ampiezza volumetrica della calotta che la sovrasta, rispetto alla calotta rovesciata di assai minore diametro sulla quale posa. Il vaso è fornito di alto collo cilindrico rastremato di notevole diametro, a labbro estroflesso, la base dello stretto nastro di superficie concava, utile come sede per un legame destinato a fissare la copertura impermeabile, tessile o cartacea, eventuale sostituto del coperchio smarrito o distrutto. Appunto il coperchio, elemento di grande valore estetico nell’economia dell’insieme, ha forma emisferica provvista di tesa intorno alla base e di pomolo fitomorfo posto sul colmo, forma modulata a metà circa della superficie dal solco tenue al di là del quale per breve spazio si giunge all’apice costituito dal pomolo. Provvedono a rendere maneggevole il recipiente due grandi anse composite fissate su punti opposti della superficie, a partire dalla metà inferiore del collo per giungere al limite inferiore della fascia centrale: ciascuna ansa risulta formata da tre distinte volute sovrapposte, di ampiezza decrescente, saldate fra loro e in cinque punti alla parete del vaso. Il piede del recipiente assume la forma di un cilindro rastremato di mediocre altezza, la parte circolare inferiore del sostegno si estende nel bordo convesso a orlo perpendicolare del più ampio cerchio della base. Le dimensioni e la complessità formale del recipiente trovano adeguato riscontro nella ricchezza minuziosa della decorazione, che non trascura alcuna benché minima parte della superficie, mantenendo però la corretta disposizione nello spazio degli elementi del modello decorativo adottato. L’apparato si è valso delle figure e dei criteri dispositivi della tipologia decorativa di origine francese denominata “ à la Bérain”, debitrice dei decori ideati dall’omonimo artista. Impiegata dai ceramisti transalpini a Moustiers verso la fine del XVII secolo e adottata in Liguria nel corso dei primi decenni del XVIII secolo. Eseguita in monocromia blu sul fondo bianco, la decorazione del vaso propone la fitta, regolare, raffinata trama eterogenea di oggetti, riserve, cartigli, fregi sospesi con eleganza nel vuoto, modulazione di età tardo barocca dello spirito altrimenti pervasivo delle grottesche. La cartella riccamente ornata, che ospita il nome del medicinale, occupa l’intero spazio della fascia centrale della superficie, del tutto simile all’altra dipinta sulla parte opposta della stessa superficie, compresa la scritta farmaceutica: “Sy. d Cico.a N. sine R.ro” nel primo caso, “S. d Cic N. sine Rab” nel secondo, entrambi da leggersi nella formula completa “Syrupus de Cichoria Nicolai sine Rabarbaro”, sciroppo di cicoria di Nicolao senza rabarbaro (1). Al vaso in questione se ne possono affiancare sei, incluso l’oggetto della scheda successiva, identici per forma, dimensioni, decorazione, cromia. Del gruppo di sette vasi così costituito, quattro recano la marca Lanterna dipinta in colore blu sulla superficie interna del bordo del piede: due vasi sono quelli in catalogo, gli altri due appartengono alla collezione Capozzi. La didascalia relativa a due vasi pubblicati dal Marzinot riferisce solo una precedente attribuzione “alla Fabbrica Chiodo” (2). Levy assegna il vaso che pubblica a “Fabbrica di Savona” (3), mentre Conti attribuisce lo stesso vaso alla “Manifattura Chiodo” (4). La presenza certa della marca Lanterna, e quella ipotizzabile per deduzione, indicano Savona come luogo di origine di tutte queste maioliche e nella fabbrica dei soci Chiodo e Peirano l’autore, dato l’aspetto dei vasi ascrivibile nella prima metà del XVIII secolo, quando sono già divenuti proprietari della marca. Uno dei vasi della collezione Capozzi oltre la marca Lanterna reca però sul fondello la data “1736 9bre”, circostanza che permette di acquisire due ulteriori notizie: l’indicazione cronologica precisa riguardo l’impiego della tipologia decorativa “à la Bérain” in Liguria, d’interesse non solo in sé ma per il paragone con l’analogo 1729 della produzione di Lodi, alfiere della tipologia nel settentrione, fornendo in più la possibilità di ascrivere l’importante serie di vasi alla conduzione in regime di società della fabbrica, modello giuridico mantenuto fino al 1738. Il vaso per lo sciroppo di cicoria che ne fa parte risulta quindi prodotto a Savona nel mese di novembre del 1736, o poco prima rispetto alla sua decorazione, nella fabbrica dei soci Chiodo e Peirano. Note 1. Guido Farris, Albert Storme, “Ceramica e farmacia di San Salvatore a Gerusalemme”, Genova 1982, scheda n. 93, p. 174. Il cartiglio di un boccale di farmacia marcato “A. L”, sigla del ceramista savonese Angelo Levantino, ascrivibile al secondo quarto del XVIII secolo, reca la scritta “Syr. Cicor. Con. Rhabar.”, nella sua forma estesa “Syrupus de Cichorio cum Rhabarbaro Nicolai Florentini”: medicinale utile a molti scopi che prevedeva inoltre la formula priva di rabarbaro o fornita di una sua dose doppia, ancora somministrato nella terapia pediatrica alla fine del XIX secolo. 2. Federico Marzinot, “Ceramica e ceramisti dii Liguria”, Genova 1987, p. 227, fig. 262. Nella didascalia si cita la “Mostra genovese del ‘39” vale a dire la “Mostra dell’Antica Maiolica Ligure, aprile-giugno 1939-XVII”, ma nel testo e nel catalogo fotografico dell’esposizione non compaiono. 3. Saul Levy, “Le maioliche piemontesi e liguri”, 1970, tav. 80. 4. Giovanni Conti, “L’arte della maiolica in Italia”, Azzate 1980, n. 485. Grande vaso di farmacia in maiolica, identico al precedente riguardo a fabbricazione, forma, dimensioni, aspetto, tipologia decorativa impiegata, disposizione dei suoi elementi, cromia. La scritta farmaceutica racchiusa nella cartella rettangolare ornata, che occupa la fascia centrale della superficie del vaso, indica il medicinale contenuto, lo sciroppo di fiori di pesco, “Sy. di fior di Per: co”, dicitura replicata senza modifiche sulla fascia di superficie opposta, che vale “Siropo de’ Fiori di Persichi” nel testo di De Sgobbis 1682 (1), e sciolta in forma latina diviene altrove “Syrupus Florum Persicorum” (2). La marca Lanterna si trova dipinta in colore blu sulla superficie interna del bordo del piede; origine, fabbrica e cronologia sono quindi le stesse del vaso esaminato nella scheda precedente. Bisogna però notare un particolare comune ai vasi della serie cui appartengono, concernente la qualità dei medicinali resi disponibili. I due vasi del catalogo sono rispettivamente destinati a contenere “Sy d Cico.a N. sine Rab.ro”, sciroppo di cicoria di Nicolao senza rabarbaro, e “ Sy di fior di Per:co”, sciroppo di fiori di pesco; i due vasi della collezione Capozzi, “Sy. Aureo”, vale a dire sciroppo a soluzione trasparente, di colore dorato, innocuo (3), e “Theriaca”, dal greco therios, belva, che vale serpe, componente base del farmaco, in uso fino all’inizio del XIX secolo. i due vasi pubblicati da Marzinot, “Mele Violato Semp:ce”, miele violato semplice e “Mele Rosato Semplice”, miele rosato semplice; il vaso pubblicato sia da Levy sia da Conti, “Mitridato”, un antidoto inventato pare da Mitridate VIl re del Ponto. Come si può notare questi farmaci, che sono sciroppi, mieli, elettuari, hanno consistenza diversa dalle acque medicinali, contenuto proprio soltanto dello stagnone, tipologia vasale ligure dotata del foro praticato sulla parte declive della superficie per alloggiarvi la spina o il rubinetto, così da governare il flusso del liquido custodito. La mancanza di tale caratteristica impedisce perciò di assimilare i vasi della serie a quella categoria di oggetti ceramici, nonostante l’aspetto e la mole siano simili. Nel caso esistessero elementi della serie destinati alle acque medicinali, sarebbe necessario attingere invece di spillare, operazione inadatta a fruire in modo agevole di tutto il contenuto. Del resto sciroppi, preparati a base di miele, mitridato e teriaca hanno tipologie vasali adeguate a contenerli e dispensarli secondo la loro diversa densità, vale a dire boccali, albarelli, vasi da elettuari. Gli unici contenitori farmaceutici di produzione ligure paragonabili ai sette vasi della serie sono i grandi vasi tronco conici dell’Ospedale San Paolo di Savona, databili al 1666, diversi dal solito per aspetto e custodia di preparati, nessuno dei quali è destinato a contenere le acque medicinali. Un elemento di confronto riguardo a tipologie ceramiche e medicinali contenuti, potevano essere i grandi vasi di maiolica della Certosa di Collegno, alcuni dei quali dotati di cannello versatore, forniti nel 1737 da una fabbrica pavese, rubati nel 1991. Note cfr. Farris, Storme, loc. cit. 1982, scheda n. 189, p. 220. cfr. Lucattini, loc. cit. 1975, n. 439, p. 145; n. 1192, p. 207 3. cfr. Farris, Storme, loc. cit. 1982, scheda n. 50, p. 129, nota 516, riferita allo “sciroppo Rosato Aureo” nel Donzelli 1743.