



Attribuito ad Antonio di Benedetto degli Aquili, noto come Antoniazzo Romano (attivo a Roma tra il 1460 e il 1508), quest'opera in olio su tavola, con dimensioni di cm 37,5x27 (cornice cm 71x59), rappresenta un esempio significativo del Rinascimento romano prima dell'arrivo di Raffaello. La composizione evidenzia la maestria dell'autore nella traduzione di modelli medievali in un linguaggio umanistico, rivelando la raffinata spiritualità propria della sua produzione.
Il volto di Cristo, caratterizzato da un modellato morbido e una malinconica compostezza, manifesta l'impronta del maestro. La fusione tra ieraticità bizantina e grazia umanistica del Quattrocento romano è realizzata attraverso una calibrata modulazione dei toni caldi dell'incarnato e l'uso misurato dell'oro. L'iconografia del Redentore si rifà al modello dell'icona Acheropita del Sancta Sanctorum, mostrando forti legami con la bottega di Antoniazzo.
L'opera si distingue per la rara rappresentazione della corona di spine, conferendo al volto del Redentore un'intensità drammatica che è inconsueta nei suoi lavori, mentre le lettere dorate sul colletto aggiungono un valore ornamentale. La conservazione è buona, con restauri eseguiti circa 30 anni fa. L'attribuzione ad Antoniazzo e collaboratori è stata confermata dalla Prof.ssa Anna Cavallaro.
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Attribuito ad Antonio di Benedetto degli Aquili, noto come Antoniazzo Romano (attivo a Roma tra il 1460 e il 1508), quest'opera in olio su tavola, con dimensioni di cm 37,5x27 (cornice cm 71x59), rappresenta un esempio significativo del Rinascimento romano prima dell'arrivo di Raffaello. La composizione evidenzia la maestria dell'autore nella traduzione di modelli medievali in un linguaggio umanistico, rivelando la raffinata spiritualità propria della sua produzione.
Il volto di Cristo, caratterizzato da un modellato morbido e una malinconica compostezza, manifesta l'impronta del maestro. La fusione tra ieraticità bizantina e grazia umanistica del Quattrocento romano è realizzata attraverso una calibrata modulazione dei toni caldi dell'incarnato e l'uso misurato dell'oro. L'iconografia del Redentore si rifà al modello dell'icona Acheropita del Sancta Sanctorum, mostrando forti legami con la bottega di Antoniazzo.
L'opera si distingue per la rara rappresentazione della corona di spine, conferendo al volto del Redentore un'intensità drammatica che è inconsueta nei suoi lavori, mentre le lettere dorate sul colletto aggiungono un valore ornamentale. La conservazione è buona, con restauri eseguiti circa 30 anni fa. L'attribuzione ad Antoniazzo e collaboratori è stata confermata dalla Prof.ssa Anna Cavallaro.
| Bibliografia | Bibliografia di riferimento: A. Cavallaro, Antoniazzo Romano pittore “dei migliori che fussero allora in Roma”, in Antoniazzo Romano ‘pictor urbis’, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Barberini, 1 novembre 2013-2 marzo 2014), a cura di A. Cavallaro, S. Petrocchi, Cinisello Balsamo, Silvana Editore, 2013, pp. 20-47. |
| Dimensioni | cm 37,5x27 - con cornice cm 71x59 |
| Provenienza | già collezione Lupi; collezione privata, Roma |
| Tecnica | olio su tavola |