



L'opera "Cristo risorto mostra le sue piaghe" di Giovanni Antonio Sogliani, realizzata in olio su tavola, misura cm 70x57 (con cornice cm 96,5x73,5) e data all'incirca tra il 1492 e il 1544. L'opera si distingue per la sua intensità drammatica e il controllo formale, che caratterizzano la pittura devozionale dell'autore.
Il fondo verde scuro contrasta con il capo di Cristo, raggiato d'oro, che Venturi descrive come illuminante rispetto all'oscurità circostante, creando un'aura vaporosa. Le carni, dai toni bruni e lisci, insieme alla capigliatura fulva, mettono in risalto l'abilità di Sogliani nella gestione cromatica. La veste rossa è trattata con sfumature nei dettagli delle pieghe, mentre il volto e le mani mantengono una bellezza leonardesca, esprimendo una dolcezza e una profondità evidenti.
Questa tavola, che presenta elementi di ammanieratezza e freddezza cromatica, permette confronti interessanti con altre opere coeve, evidenziando le influenze stilistiche ricevute dall'artista. La provenienza dell'opera include collezioni illustri, quali quella di G. Sterbini e Lupi, attestandone l'importanza nel panorama artistico fiorentino. L'opera conserva colori vivi e luminosi, mostrando lo stato di conservazione attuale.
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L'opera "Cristo risorto mostra le sue piaghe" di Giovanni Antonio Sogliani, realizzata in olio su tavola, misura cm 70x57 (con cornice cm 96,5x73,5) e data all'incirca tra il 1492 e il 1544. L'opera si distingue per la sua intensità drammatica e il controllo formale, che caratterizzano la pittura devozionale dell'autore.
Il fondo verde scuro contrasta con il capo di Cristo, raggiato d'oro, che Venturi descrive come illuminante rispetto all'oscurità circostante, creando un'aura vaporosa. Le carni, dai toni bruni e lisci, insieme alla capigliatura fulva, mettono in risalto l'abilità di Sogliani nella gestione cromatica. La veste rossa è trattata con sfumature nei dettagli delle pieghe, mentre il volto e le mani mantengono una bellezza leonardesca, esprimendo una dolcezza e una profondità evidenti.
Questa tavola, che presenta elementi di ammanieratezza e freddezza cromatica, permette confronti interessanti con altre opere coeve, evidenziando le influenze stilistiche ricevute dall'artista. La provenienza dell'opera include collezioni illustri, quali quella di G. Sterbini e Lupi, attestandone l'importanza nel panorama artistico fiorentino. L'opera conserva colori vivi e luminosi, mostrando lo stato di conservazione attuale.
| Bibliografia | Pubblicato in Fondazione Zeri n. 33194 A. Venturi, La Galleria Sterbini in Roma. Saggio illustrativo, 1906, pp. 139-141, n. 34 fig. 59 |
| Dimensioni | cm 70x57 - con cornice cm 96,5x73,5 |
| Provenienza | già collezione G. Sterbini; collezione Lupi; collezione privata, Roma |
| Tecnica | olio su tavola |