



Johannes Baptista Gratia Dei, De confutatione hebraicae sectae. Manoscritto cartaceo composto da 262 carte, databile alla fine del XV secolo (circa 1490), vergato da un’unica mano in latino. La numerazione delle carte, posta in alto a destra, risulta in parte rifilata o evanescente. Misura 191 × 140 mm.; lo specchio di scrittura presenta 21 righe; la rigatura è a secco. Le iniziali e le rubriche sono eseguite in rosso, mentre il testo si mantiene su impianto regolare, coerente con la tradizione codicologica del periodo.
L’opera è un trattato apologetico cristiano inserito nel filone medievale e rinascimentale delle controversie religiose contro l’ebraismo. Persegue, secondo la teologia cristiana dell’epoca, la confutazione delle interpretazioni ebraiche delle Scritture e l’affermazione della verità del cristianesimo. Sono segnalate impronte digitali inchiostrate, nonché segni attribuiti al compositore, relativi a una «straordinaria copia di tipografia» dell’edizione stampata a Roma da Silbern, con riferimento alla data del 14 maggio 1500. La presenza di aloni di umidità interessa le ultime carte.
La legatura è in mezza pergamena e cartone maculato del XVIII secolo. I tagli presentano decorazione a spruzzo rossi e gialli. La confezione e le caratteristiche materiali risultano pertinenti all’impianto codicologico complessivo, con elementi d’uso e conservazione coerenti con l’epoca di realizzazione e con il successivo intervento di legatura.
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Johannes Baptista Gratia Dei, De confutatione hebraicae sectae. Manoscritto cartaceo composto da 262 carte, databile alla fine del XV secolo (circa 1490), vergato da un’unica mano in latino. La numerazione delle carte, posta in alto a destra, risulta in parte rifilata o evanescente. Misura 191 × 140 mm.; lo specchio di scrittura presenta 21 righe; la rigatura è a secco. Le iniziali e le rubriche sono eseguite in rosso, mentre il testo si mantiene su impianto regolare, coerente con la tradizione codicologica del periodo.
L’opera è un trattato apologetico cristiano inserito nel filone medievale e rinascimentale delle controversie religiose contro l’ebraismo. Persegue, secondo la teologia cristiana dell’epoca, la confutazione delle interpretazioni ebraiche delle Scritture e l’affermazione della verità del cristianesimo. Sono segnalate impronte digitali inchiostrate, nonché segni attribuiti al compositore, relativi a una «straordinaria copia di tipografia» dell’edizione stampata a Roma da Silbern, con riferimento alla data del 14 maggio 1500. La presenza di aloni di umidità interessa le ultime carte.
La legatura è in mezza pergamena e cartone maculato del XVIII secolo. I tagli presentano decorazione a spruzzo rossi e gialli. La confezione e le caratteristiche materiali risultano pertinenti all’impianto codicologico complessivo, con elementi d’uso e conservazione coerenti con l’epoca di realizzazione e con il successivo intervento di legatura.
| Datazione | 1490 |
| NoteSpecialistiche | Si tratta di un trattato apologetico cristiano scritto in latino, appartenente al filone medievale e rinascimentale delle controversie religiose contro l’ebraismo. L’obiettivo dell’autore era dimostrare, secondo la teologia cristiana dell’epoca, l’erroneità delle interpretazioni ebraiche delle Scritture e sostenere la verità del cristianesimo. Giovanni Battista Graziadei, noto anche come Gratia Dei Esculanus o Gratiadeus Asculanus, fu un teologo e domenicano italiano attivo tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Proveniente forse da Ascoli Piceno, si distinse per i suoi scritti filosofico-teologici in ambito scolastico e per la sua attività accademica all’interno dell’Ordine dei Predicatori. |