Dedalo e Icaro
Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Pierluigi Carofano. Il dipinto raffigura l’episodio di Dedalo e Icaro, tratto delle Metamorfosi di Ovidio (VIII, 185–235), colti nel momento in cui Dedalo applica al figlio le ali artificiali costruite con piume e cera. La scena, di intensa concentrazione narrativa, riflette una lettura tipicamente seicentesca del mito, inteso come monito allegorico contro la hybris dell’uomo che osa oltrepassare i limiti imposti dalla natura. Secondo Pierluigi Carofano il dipinto si colloca nella fase giovanile di Orazio Riminaldi, attorno al 1615, in un momento cruciale della sua formazione, immediatamente successivo al soggiorno romano. In questa prova Riminaldi rielabora il proprio retroterra manierista toscano alla luce delle novità caravaggesche, evidenti nel deciso chiaroscuro di ascendenza manfrediana e nella solida costruzione anatomica delle figure. La postura di Icaro, ispirata alla scultura classica ma tradotta in chiave fortemente luministica, trova puntuali confronti con opere coeve dell’artista, come il San Giovanni Evangelista della pieve di Calci e la Salomè con la testa del Battista in collezione privata. Per qualità esecutiva e originalità compositiva, il dipinto costituisce una significativa testimonianza dell’attività giovanile di Orazio Riminaldi.