

[Napoli, 1810 circa]. In-4°. Esemplare in barbe, fioriture diffuse, legatura moderna in cartone rigido con titolo su tassello rosso al dorso. Questo lavoro discute l'autonomia del regno di Napoli in relazione alla S.Sede di Roma.
Mazzei espone argomentazioni dettagliate riguardanti scomuniche e interdetti, evidenziando gli abusi della Chiesa nei confronti dei sovrani. La sua opera offre un'analisi incisiva del potere ecclesiastico nel contesto storico.
Il volume è considerato raro, con sole due copie presenti in biblioteche pubbliche italiane, e rappresenta un'importante testimonianza del pensiero politico dell'epoca.
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[Napoli, 1810 circa]. In-4°. Esemplare in barbe, fioriture diffuse, legatura moderna in cartone rigido con titolo su tassello rosso al dorso. Questo lavoro discute l'autonomia del regno di Napoli in relazione alla S.Sede di Roma.
Mazzei espone argomentazioni dettagliate riguardanti scomuniche e interdetti, evidenziando gli abusi della Chiesa nei confronti dei sovrani. La sua opera offre un'analisi incisiva del potere ecclesiastico nel contesto storico.
Il volume è considerato raro, con sole due copie presenti in biblioteche pubbliche italiane, e rappresenta un'importante testimonianza del pensiero politico dell'epoca.
| Datazione | 1810 |
| NoteSpecialistiche | I opera: "Io intendo in questa brieve scrittura sostenere le ragioni del mio Sovrano... Dipenderò dal pontefice quando mi spiegherà i libri sacri, li Dommi, la Morale, li Misteri e quelle oscure verità che bisogna adorare in tremando: in tutt'il resto lo rispetterò come un Principe Sovrano in rapporto alli dilui Vassalli, ma non mai superiore al mio Padrone, cui solo io e li miei Nazionali dobbiamo venerare, perché Dio ce lo ha dato, perché per la legittima successione gli appartiene il Regno, e perché finalmente li popoli sono felici sotto il suo governo e lo chiamano giustamente Padre virtuoso, Sovrano clemente, Concittadino coronato."(p.5). L'opera costituisce un vero e proprio repertorio di abusi della chiesa sui sovrani e in particolare sono analizzate scomuniche e interdetti, sia papali che vescovili, come ad esempio si legge: "...il vescovo di Catania scomunicò que' galantuomini, il barone Figherazzi, due uffiziali del tribunale della monarchia e mise l'interdetto nella sua diocesi. Il vescovo di Agrigento fu poi più spiritoso degli altri, poiché scomunicò il Vicerè e il tribunale della monarchia. Ecco come si smussano le terribili armi della chiesa."(p.71). (sull'autore vedi Melzi, II 29). Molto raro, due solo copie in biblioteche pubbliche italiane. |