



François Dusquenoy, due sculture in bronzo a fusione coeva, rappresentanti 'La Prudenza' e 'La Carità', alte 32 cm, datate alla metà del XVII secolo in Italia. L'opera esprime una fine reinterpretazione dei modelli classici, attingendo a una tradizione scultorea influenzata dal classicismo romano.
La prima scultura, probabilmente 'La Prudenza', ritrae una figura femminile panneggiata, con un serpente avvolto attorno all'avambraccio sinistro. La qualità del modellato e l’armonia delle proporzioni rivelano una legata connessione con opere di Dusquenoy, in particolare la Santa Susanna, conservata a Roma. La morbidezza del volto e la dinamicità del contrapposto riflettono l’eleganza classica che caratterizza il maestro.
La seconda scultura, che potrebbe allegoricamente rappresentare la Carità o Pudicitia, mostra una figura femminile con mani raccolte e un drappeggio fluente, tipica della scultura tardo-seicentesca. La superficie presenta alcune porosità e una evidente lacuna, mentre il successo di queste composizioni classiciste nel contesto collezionistico è indicativo della loro popolarità in epoche successive. Entrambe le opere rispecchiano l’estetica di una bottega ispirata da modelli iconografici del classicismo romano.
La condizione complessiva delle opere è discreta, con rotture e mancanze che ne evidenziano la storia e l'uso. La doratura su alcune parti appare come un intervento posteriore, suggerendo un'ulteriore rielaborazione futura.
Generato con Artness AI
François Dusquenoy, due sculture in bronzo a fusione coeva, rappresentanti 'La Prudenza' e 'La Carità', alte 32 cm, datate alla metà del XVII secolo in Italia. L'opera esprime una fine reinterpretazione dei modelli classici, attingendo a una tradizione scultorea influenzata dal classicismo romano.
La prima scultura, probabilmente 'La Prudenza', ritrae una figura femminile panneggiata, con un serpente avvolto attorno all'avambraccio sinistro. La qualità del modellato e l’armonia delle proporzioni rivelano una legata connessione con opere di Dusquenoy, in particolare la Santa Susanna, conservata a Roma. La morbidezza del volto e la dinamicità del contrapposto riflettono l’eleganza classica che caratterizza il maestro.
La seconda scultura, che potrebbe allegoricamente rappresentare la Carità o Pudicitia, mostra una figura femminile con mani raccolte e un drappeggio fluente, tipica della scultura tardo-seicentesca. La superficie presenta alcune porosità e una evidente lacuna, mentre il successo di queste composizioni classiciste nel contesto collezionistico è indicativo della loro popolarità in epoche successive. Entrambe le opere rispecchiano l’estetica di una bottega ispirata da modelli iconografici del classicismo romano.
La condizione complessiva delle opere è discreta, con rotture e mancanze che ne evidenziano la storia e l'uso. La doratura su alcune parti appare come un intervento posteriore, suggerendo un'ulteriore rielaborazione futura.
| Datazione | Italia, metà XVII secolo |
| Dimensioni | H. 32 cm |
| Tecnica | bronzo a fusione coeva; base in legno a finto porfido |