Formella Blu
Presente intervento di restauro. Alfonso Talotta si diploma al Liceo Artistico di Viterbo e, in Pittura, all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1980 inizia l’attività espositiva con i “Tracciati Urbani”, una particolare ricerca artistica che presenta sbarramenti, incroci e segni, che scaturiscono direttamente dai pneumatici dell’auto, precedentemente dipinti di nero, qualche rara volta di bianco, che vanno ad imprimere sulla tela, in modo freddo ed ossessivo, la loro presenza. Successivamente opera, con delle installazioni, in luoghi di importanza storica, in mostre curate dal critico Giuseppe Gatt. Nella seconda metà degli anni ottanta l’artista lavora ai cicli dei “Frontali” e dei “Segni”. E’ una pittura che si basa su presupposti minimi dove, però, la riduzione è vista come presenza costruita attraverso processi pittorici che puntano più all’essenziale, alla “pelle”, piuttosto che al pieno e al “corpo” e dove il nero diventa luceopaca di una pittura le cui motivazioni si trovano nella costruzione stessa dell’opera. Negli anni novanta Talotta propone i cicli delle “Perforazioni Segniche” e delle “ Forme”. Nelle “Perforazioni Segniche” il segno non viene più presentato sulla tela, ma viene svuotato, tolto dalla tavola di legno, attraverso l’asportazione di una parte di essa, concretizzando, così, l’idea del vuoto e dello spazio stesso. Nel ciclo delle “ Forme” queste nascono dall’ incontro dei segni, progettati per identificare un’immagine formale interna, vuota, non dipinta che si contrappone, così, con la parte di superficie dipinta e satura: materialità ed immaterialità, pieno e vuoto, peso e leggerezza. Alla fine del 1998 l’artista scopre nella ceramica una nuova possibilità espressiva che diverrà, dal 2000 al 2004, la sua nuova espressione artistica. Non è un abbandono della pittura, semmai un suo rafforzamento, perché, nella ceramica, Talotta è riuscito a mettere insieme il “concetto” della pittura con la “concrezione” della materia senza creare interruzioni o fratture compositive ma, al contrario, stabilisce un preciso percorso di unificazione formale, strutturale e progettuale. Nel 2003 il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza invita l’artista alla mostra “La forma tra continuità ed innovazione” e nel 2005 espone al Palazzo delle Esposizioni di Faenza e al Palazzo Ducale di Taormina nell’ambito del progetto “ Ceramic.Art” che tende a valorizzare gli artisti che attraverso la ricerca e la sperimentazione propongono vie nuove e personali nel campo dell’ arte ceramica. Nel frattempo Talotta torna alla pittura con il ciclo delle “ Chiusure”.E’ una pittura che prosegue con coerenza i vari cicli affrontati dall’artista negli ultimi vent’anni.Queste opere si avvalgono dell’esperienza ceramica acquistando in luminosità e sensibilità cromatica, mantenendo pur sempre una forte valenza progettuale e concettuale. Nel 2007 Tusciart Italia Eventi gli rende omaggio con una mostra alla Galleria Chigi di Viterbo. Nel mese di ottobre dello stesso anno la D’A Gallery lo presenta in un’ importante mostra a Taormina. Nel 2008 Claudio Cerritelli lo invita alla mostra “Pittura Aniconica,arte e critica in Italia, 1968-2007” alla Casa del Mantegna, a Mantova. La mostra, accompagnata dal libro dello stesso curatore espositivo, è una complessa riflessione sulla pittura astratta, dall’ astrattismo storico alle ricerche analitiche degli anni settanta, al confronto con la pittura postmoderna, alla definizione di una nuova costruttività, alla ridefinizione della geometria, alla scelta radicale del monocromo. Nello stesso anno, l’ artista inizia la collaborazione con la Galleria Magicarte che presenta le opere di Talotta nelle maggiori Fiere d’ Arte Moderna e Contemporanea italiane. Nell’ aprile del 2009 Alfonso Talotta viene invitato dai Musei Civici di Ascoli Piceno ad esporre una sua opera in ceramica al Primo Premio Internazionale Biennale di Ceramica presso la Pinacoteca Civica della città marchigiana. Nel marzo del 2010 l’ artista viene intervistato dalla televisione di SKy per il programma MondoArte. Con sessanta opere, tra dipinti e ceramiche, che spaziano dai “Tracciati Urbani” del 1979, ai “Dittici” del 2011, Talotta, nei mesi di aprile/maggio del 2012, tiene la sua prima mostra antologica presso il Palazzo degli Alessandri di Viterbo, curata da Marco Tonelli. Nel novembre del 2012, Mirella Bentivoglio, venuta a conoscenza, attraverso il catalogo della mostra antologica di Talotta, della serie dei “Tracciati Urbani”, contatta l’ artista per manifestargli la propria ammirazione sottolineando l’ importanza di quanto fatto con le opere in questione iniziate nel 1979. La Bentivoglio inizia a scrivere sui “Tracciati Urbani” e un testo, accompagnato da immagini relative delle suddette opere, verrà pubblicato dalla rivista d’ arte “Nuova Meta” nel n° 35 del 2013. Successivamente, in occasione di una giornata di studio sui cinquanta anni dalla nascita della “Poesia Visiva” fatta presso la G.N.A.M. di Roma, Mirella Bentivoglio tiene una conferenza sulla “Poesia Visiva a Roma” e, anche in quell’ occasione, conferma l’ importanza del lavoro fatto da Talotta con i “Tracciati Urbani”. Gli atti della giornata di studio saranno poi pubblicati sulla rivista di letteratura contemporanea “Avanguardia”, n° 54 del 2013. La stessa rivista, inoltre, nel numero successivo dedicherà la copertina ad un’ opera di Alfonso Talotta dal ciclo “Compenetrazioni”, del 2013. Mentre nel n° 56 Alessia Caruso in un ampio articolo tornerà ancora sui “Tracciati Urbani” partendo da un articolo apparso sulla rivista “Sette” del Corriere della sera dove in un intervista l’ artista svizzero John Armleder dichiara di voler esporre nella sua prossima mostra, a New York nel novembre 2014, un quadro recante le impronte dei pneumatici della sua auto e tutto questo 35 anni dopo i “Tracciati Urbani “ di Talotta. Nel mese di aprile 2015 l’ artista viterbese torna ad esporre a Roma nello spazio espositivo diretto da Bianca Menna, l’ Associazione Culturale “Lavatoio Contumaciale”. In questa sede, oltre ai lavori a parete del ciclo in questione, viene presentato il libro-oggetto “Le scritture della strada” composto da dieci opere originali del 1979, appartenenti, quindi, alla serie dei “Tracciati Urbani” e realizzato nel 2015. Alla fine della mostra il libro-oggetto verrà acquisito dal MAGA (Museo Arte Gallarate, Varese) per la propria collezione sui Libri d’Artista. Questa è la sesta acquisizione di opere di Talotta da parte di un museo dopo quella del Museo delle Arti di Nocciano (PE), del Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, del Museo della Ceramica di Ascoli Piceno e dei costituendi Musei di Arte Contemporanea di Tagliacozzo (AQ) e di Scultura Ceramica di Castel D’ Ario (MN) All’ inizio del 2016, precisamente dal 15 al 29 gennaio, il MLAC, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, “Sapienza” Università di Roma, presenta la mostra “Tracciati Urbani e Forme Assenti”, personale di Alfonso Talotta, a cura di Aldo Mastropasqua, che propone, in circa trenta opere, due percorsi operativi ben precisi: da una parte l’ inizio dell’ attività dell’ artista con i “Tracciati Urbani” del 1979/1980 e, dall’ altra, il lavoro degli ultimi cinque anni comprendenti i cicli dei “Dittici” del 2011, delle “Compenetrazioni del “2013/2014 e del recente “Ombra di Luce”. Nei mesi di ottobre e novembre 2016 è invitato ad esporre un’ opera ceramica alla Biennale di scultura ceramica “Keramikos 2016” in memoria di Luciano Marziano, presso il Palazzo degli Alessandri di Viterbo e negli spazi museali dell’ Ex Fornace Grazia a Deruta. Nel mese di aprile 2017, Gianni Garrera invita l’ artista ad esporre un’ opera nello spazio “Una Vetrina”, a Roma, che rientra nel progetto “The Independent”, condiviso con il MAXXI. Inoltre, tra aprile/maggio, la Fondazione Carivit e l’ Associazione Culturale Nimpha rendono omaggio all’artista, per i suoi 40 anni di attività, con la mostra “La perfetta pittura” curata da Gianni Garrera, al Centro Culturale di Valle Faul a Viterbo, e composta da circa 60 opere dal 1978 al 2017. Successivamente, nei mesi di luglio/settembre, Talotta partecipa alla mostra “Il codice Vulci” con opere in ceramica esposte sia all’ ex convento San Francesco a Canino sia alla Domus del Criptoportico di Vulci, a cura di Gianna Besson e con un testo di Maria Elena Piferi.