Giovanni Battista Montini
Giovanni Battista Montini (Firenze, 1613 - 1673) AGAR E L'ANGELO olio su tela, 134,5x159,5 cm AGAR AND THE ANGEL oil on canvas, 134.5x159.5 cm Provenienza - Firenze, collezione privata; - Londra, Christie's, Important Old Masters Pictures, 17 dicembre 1999, lotto 207 (come Giovanni Montini); - Vienna, Dorotheum, Old Master Paintings Part I, 21 ottobre 2014, lotto 73 (come Jacopo Vignali). Bibliografia - F. Baldassarri, La collezione Piero ed Elena Bigongiari. Il Seicento fiorentino tra "favola" e dramma, Firenze 2004, pp. 54-55; - S. Bellesi, Catalogo dei pittori fiorentini del '600 e '700. Biografie e opere, I, Firenze 2009, p. 205. L’episodio biblico in cui Agar viene confortata da un angelo nel deserto, narrato nel Vecchio Testamento, è qui rappresentato secondo uno stile pittorico tipico della tradizione fiorentina del XVII secolo, legato agli insegnamenti e al linguaggio artistico di Jacopo Vignali (Pratovecchio (Stia), 1592 – Firenze, 1664). L’esecutore dell’opera, come correttamente individuato da Francesca Baldassari già in occasione dell'asta Christie's di Londra del 1999 (2004, p. 54-55), è Giovanni Montini (Firenze, 1613–1673), tra i più fedeli e stretti collaboratori di Vignali. Con il maestro egli mantenne per tutta la sua attività artistica un solido legame stilistico, pur distinguendosi per una più analitica definizione delle figure e per una “morbida e ambigua sensualità”, evidente nelle anatomie dell’Agar raffigurata nella tela. Questa attribuzione è stata successivamente confermata anche da Sandro Bellesi. Dopo la formazione nella bottega del Vignali, Montini operò soprattutto in Toscana, dove le sue opere sono oggi diffuse sia in musei e istituzioni pubbliche sia in collezioni private. È il caso del nostro dipinto, segnalato e descritto, nelle note bibliografiche dedicate al maestro da Bellesi (Catalogo 2009, p. 205), Montini fu un prolifico autore di soggetti sacri e, come altri pittori fiorentini suoi contemporanei, sviluppò uno stile barocco “addolcito”, improntato a una maggiore sensualità. In questo si avvicina, ad esempio, a Felice Ficherelli, con il quale condivide una libertà più accentuata nel disegno, nella composizione e nell’uso del colore. La sua tavolozza, spesso vivace e luminosa, risente talvolta di suggestioni di matrice veneziana e, a partire dagli anni cinquanta del Seicento, lo conduce a superare progressivamente la forte dipendenza dai modelli vignaliani. A testimonianza del successo e del prestigio raggiunti in vita, Montini fu insignito nel 1648 del titolo di accademico presso l’Accademia del Disegno. Inoltre, tra il 1647 e il 1666, il suo nome compare frequentemente nei registri di pagamento del cardinale Giovanni Carlo de' Medici, per il quale, oltre a eseguire dipinti, svolse anche il ruolo di consulente artistico.