Girolamo del Pacchia
Girolamo del Pacchia (Siena, ca. 1477 - post 1533) MADONNA CON BAMBINO, SAN GIOVANNINO E DUE ANGELI olio su tavola, cm 56x42 VIRGIN AND CHILD, THE INFANT SAINT JOHN THE BAPTIST AND TWO ANGELS oil on panel, 56x42 cm Esposizione - Il buon secolo della pittura senese. Dalla maniera moderna al lume caravaggesco, Montepulciano, San Quirico d'Orcia e Pienza (18 marzo - 30 giugno 2017). Bibliografia - Il buon secolo della pittura senese. Dalla maniera moderna al lume caravaggesco, catalogo della mostra di Montepulciano, San Quirico d'Orcia e Pienza (18 marzo - 30 giugno 2017) a cura di A. Angelini, R. Longi (Montepulciano), G. Fattorini, L. Martini (San Quirico d'Orcia), M. Ciampolini, R. Roggeri (Pienza), Pisa 2017, pp. 54-56. Si riporta qui di seguito la scheda redatta da Gabriele Fattorini per la mostra Il buon secolo della pittura senese. Dalla maniera moderna al lume caravaggesco del 2017. "È un dipinto da devozione privata che, secondo un modello di buona fortuna nella Siena dei primi decenni del Cinquecento, presenta la Vergine a mezzo busto con Figlio in collo, in atto di suggere il latte dal seno. In basso San Giovannino, con la veste di pelle di cammello, la croce e un cartiglio dove è l’avvio del passo evangelico “ECCE A[GNUS DEI]” (Giovanni, 1, 29), alza la destra a indicare gli attori principali, accompagnati sul fondo scuro da due figure giovanili dotate di nimbo, con i capelli lunghi e le mani giunte, ma prive di particolari attributi, da identificare in una coppia di angeli. Chi abbia familiarità con la pittura senese di primo Cinquecento può facilmente riconoscerne l’autore nel giovane Girolamo del Pacchia, prima della definitiva conversione raffaellesca attuata intorno al 1510. Nei volti della Vergine e dei due angeli si riconoscono le tipiche fisionomie dagli ovali allungati e con i nasi a punta che Girolamo adottò nei suoi più antichi lavori, permeati di una cultura umbra pinturicchiesca e peruginesca, dovuta all’apprendistato con Giacomo Pacchiarotti, col quale il Pacchia dovette essere a Roma nel 1500 ad affrescare, seguendo un progetto del Pinturicchio, la Cappella Basso della Rovere in Santa Maria del Popolo. Col rientro a Siena, dove nel 1502 giunse anche Bernardino di Betto [Pinturicchio] per lavorare alla Libreria Piccolomini, il Pacchia dovette iniziare a emanciparsi dalla bottega del maestro e il problema della distinzione della sua mano in opere uscite dall’atelier del Pacchiarotto è stato affrontato […] prendendo in esame anche le Virtù della Pinacoteca di Siena che nei volti della Carità e della Fortezza trovano una decisiva corrispondenza con i principali protagonisti della nostra tavola, allo stesso modo della Madonna col Bambino con due Sante e due angeli di Oxford, che pure ha il fondo dorato. Questa deve spettare al primo momento di definitiva autonomia di Girolamo, in tempi appena precedenti il trittico con la Madonna col Bambino e i Santi Paolo e Antonio Abate delle Misericordia di Siena, che mostra i segni di un interesse per la morbida pittura peruginesca e si data verso il 1510, ma più probabilmente deve risalire a qualche anno prima. La Vergine mostra una sintomatica somiglianza con le figure del dipinto devozionale, che negli studiati accordi cromatici e luministici tra l’oscurità del fondo, il vivace tono rosso di alcune parti delle vesti e il chiaro pallore delle carni, evoca la maniera del Perugino. Nel fare più svolto della testa del nostro Bambino, le rigidezze di matrice pinturicchiesca degli altri attori della scena sono tuttavia abbandonate per un senso più naturale delle cose e dei sentimenti, da intendere come il frutto di un primo avvicinamento alla pittura raffaellesca […]. Tra le Madonne ricordate dalle fonti come opere del Pacchiarotto, col quale il Pacchia è stato a lungo equivocato, ci si può chiedere se non alludesse al dipinto Luigi De Angelis (1821, pp. 65-66 n. XXXVIIII), menzionando una “Maria Vergine con Gesù Bambino, San Giovanni e due Santi. Opera posseduta già da Giovanni Gori Gandellini, ora del suo nipote Carlo Franchi”.