Il banchetto di Erode con Salomè e la testa di San Giovanni
Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Nicola Spinosa. Questo dipinto inedito raffigura un episodio biblico tradizionalmente interpretato come allegoria della lussuria e della perversione del potere, tema ampiamente diffuso nella tradizione figurativa tra Rinascimento e Barocco. Come osservato da Nicola Spinosa, un riferimento fondamentale per la fortuna iconografica del soggetto è la celebre versione di Peter Paul Rubens, già nella collezione napoletana del mercante fiammingo Gaspare Roomer, oggi alla National Gallery of Scotland di Edimburgo. L’opera, visibile a Napoli dagli anni Quaranta, esercitò un’influenza decisiva sugli artisti locali e fu certamente conosciuta dal giovane Giordano, nel momento della sua svolta verso un linguaggio neoveneto, mediato da Rubens, Pietro da Cortona, Andrea Sacchi e Nicolas Poussin. La tela in esame si inserisce, secondo Spinosa, nel nucleo di opere del maestro napoletano databili tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta che documentano tale fase, presentando soluzioni iconografiche autonome rispetto al modello rubensiano, ed è riconosciuta, inoltre, come replica autografa della versione conservata al Museo di Capodimonte a Napoli, eseguita in pendant con la tela raffigurante le Nozze di Cana. La versione in esame, come quella di Capodimonte, è databile tra il 1659 e il 1663–64 e verosimilmente venne realizzata su richiesta di un committente privato.