Il sacrificio di Isacco
Il dipinto è accompagnato dalle expertise del prof. Sandro Bellesi e della prof.ssa Elisa Acanfora che indipendentemente hanno attribuito l'opera a Francesco Furini. Questo intenso dipinto inedito raffigura il Sacrificio di Isacco (Genesi 22, 1-18) colto nel momento culminante in cui Abramo viene fermato dall’angelo prima di dare compimento al drammatico comando divino. Il soggetto, tradizionalmente interpretato in chiave cristologica, è reso con misurata intensità emotiva e forte concentrazione psicologica. La composizione propone una lettura non convenzionale e profondamente partecipe del tema: l’angelo non interviene con gesto violento, ma posa delicatamente la mano sulla spalla di Abramo, sottolineandone il conflitto interiore tra obbedienza alla fede e affetto paterno. Come osservato da Elisa Acanfora, la testa potente di Abramo, rivolta verso l’alto, riflette l’interesse di Furini per i modelli patetici dell’antico e per precedenti fiorentini, mentre la figura di Isacco, definita da carni levigate e luminose e da una posa elegante, già quasi barocca, incarna in modo esemplare la sintesi furiniana tra sensualità e devozione. Sandro Bellesi ha inoltre sottolineato la stesura pittorica densa ma soffusa e l’uso di un chiaroscuro atmosferico, elementi che collocano l’opera nella fase matura dell’artista.In merito alla cronologia, Bellesi propone una datazione nei primi anni Quaranta del Seicento, coerente con le opere tarde di Furini, mentre la Acanfora suggerisce un’esecuzione leggermente anteriore, attorno alla metà del quarto decennio, sulla base di confronti con dipinti e studi grafici più giovanili di Furini. In ogni caso, il dipinto si impone senza dubbio come un esempio di particolare raffinatezza e intensità emotiva della pittura fiorentina del Seicento.