Il tributo a Cesare
Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Pierluigi Carofano. Il presente dipinto, totalmente inedito, costituisce un ritrovamento di notevole importanza. La tela rappresenta con ideale sintesi e chiarezza narrativa, limitando la scena a tre sole figure, l'episodio narrato nel Vangelo di Luca (20, 21-26) in cui Gesù risponde abilmente ai farisei che miravano a coglierlo in fallo, invitandoli a pagare le tasse e, dopo avere indicato l'effigie di Cesare su una moneta, pronunciando la celebre sentenza: "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio". Dell'opera esiste una redazione sicuramente autografa di Valentine de Boulogne, databile intorno al 1624, proveniente dalle collezioni di Luigi XIV e portata nel 1680 nella Chambre du Roi dello Chateau de Versailles, dov'è ancora oggi conservata. Come nota Marina Mojana nella sua monografia sul pittore (Milano 1989, n.21, p. 94), il dipinto di Versailles "segna una svolta nella condotta stilistica del Valentin, orientato, da ora in poi, verso soluzioni formali più intense e classicheggianti". La nostra versione, di altissima qualità, si presenta abbastanza fedele, ma con elementi di variazione rispetto a quella di Versailles e con misure sensibilmente più piccole: cm. 95x128,5 invece che cm. 130x185. Di questa composizione era nota sinora almeno una copia seicentesca di buona fattura, conservata presso il Vescovado di Autun. Ma come sottolinea opportunamente Pierluigi Carofano nel suo studio, e come ha implicitamente ribadito Keith Christiansen in uno scambio di messaggi con la proprietà, sarebbe decisamente improprio classificare la nostra versione come una copia, seppure di eccellente fattura. Ancor più a seguito di una recente pulitura, infatti, è emersa appieno una qualità veramente elevata, che prima si poteva solo intravvedere e che autorizza il riferimento dell'opera alla mano dello stesso Valentin. Militano a favore la sicurezza della conduzione pittorica, l'energia realistica delle figure, la qualità dei panneggi, il sapiente intreccio delle mani e la precisa aderenza delle espressioni alla trama psicologica che lega i tre personaggi. Carofano rileva come nell'opera in oggetto la composizione presenti una maggiore compattezza e risulti più serrata la relazione spaziale tra le tre figure, rappresentate poco oltre il mezzo busto invece che di tre quarti. Lo studioso propone anche di retrodatare la nostra tela rispetto a quella di Versailles negli anni iniziali del soggiorno romano di Valentin, "intorno al 1615-1618, per i puntuali rimandi all'arte di Manfredi e di Ribera nel tono più drammatico e realistico dei personaggi rappresentati".