

Edizione bolognese della 'Divina Commedia' di Dante Alighieri, pubblicata nel 1826 da Gamberini e Parmeggiani, in formato in-4° grande (33 cm). Questa pregevole edizione è composta da 3 volumi, arricchita da 101 tavole in rame già ''inventate ed intagliate'' dall'artista tra il 1806 e il 1807. La mise en page è caratterizzata da una notevole eleganza formale, con brevi note di Paolo Costa e descrizioni dei luoghi a margine.
Le tavole iconografiche sono integrate da un argomento riassuntivo in terza rima redatto da Gaspare Gozzi. Le caratteri di diverso tipo e grandezza utilizzati per i gruppi testuali contribuiscono alla dinamicità delle pagine, facilitando la lettura. Questa edizione, curata dall'abate Filippo Macchiavelli, è comunemente nota come 'Macchiavelliana', la quale ha ricevuto apprezzamenti per il suo corredo iconografico, incluso un giudizio positivo da parte di Ugo Foscolo.
Nonostante la bellezza della stampa, si segnalano alcune imperfezioni legate a ritocchi eseguiti per ordine della Curia, al fine di rimuovere elementi di nudità. La legatura coeva è realizzata in mezza pelle marrone e cartone. L'edizione, pur presentando piccoli difetti e mancanze, rappresenta una preziosa testimonianza dell'arte tipografica dell'epoca.
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Edizione bolognese della 'Divina Commedia' di Dante Alighieri, pubblicata nel 1826 da Gamberini e Parmeggiani, in formato in-4° grande (33 cm). Questa pregevole edizione è composta da 3 volumi, arricchita da 101 tavole in rame già ''inventate ed intagliate'' dall'artista tra il 1806 e il 1807. La mise en page è caratterizzata da una notevole eleganza formale, con brevi note di Paolo Costa e descrizioni dei luoghi a margine.
Le tavole iconografiche sono integrate da un argomento riassuntivo in terza rima redatto da Gaspare Gozzi. Le caratteri di diverso tipo e grandezza utilizzati per i gruppi testuali contribuiscono alla dinamicità delle pagine, facilitando la lettura. Questa edizione, curata dall'abate Filippo Macchiavelli, è comunemente nota come 'Macchiavelliana', la quale ha ricevuto apprezzamenti per il suo corredo iconografico, incluso un giudizio positivo da parte di Ugo Foscolo.
Nonostante la bellezza della stampa, si segnalano alcune imperfezioni legate a ritocchi eseguiti per ordine della Curia, al fine di rimuovere elementi di nudità. La legatura coeva è realizzata in mezza pelle marrone e cartone. L'edizione, pur presentando piccoli difetti e mancanze, rappresenta una preziosa testimonianza dell'arte tipografica dell'epoca.
| Datazione | 1826 |
| NoteSpecialistiche | La preziosità bibliografica di questa stampa della Commedia si deve proprio alla sua particolare bellezza formale, ottenuta grazie a scelte tipografiche eleganti e raffinate. Le pagine, in formato importante (in-4° grande, di 33 cm) e in carta velina bianchissima, accolgono l’opera di Dante in una mise en page di rara nitidezza: al margine destro figurano le brevi note redatte da Paolo Costa; al margine sinistro sono indicati i nomi dei luoghi e la condizione delle genti; a precedere ogni canto, sono apposti una tavola in rame che illustra un contenuto specifico o un personaggio del canto stesso e l’argomento composto in terza rima da Gaspare Gozzi, con funzione riassuntiva. Infine, i gruppi testuali di ciascuna pagina sono stampati in caratteri differenti per tipo e grandezza, in ragione della loro funzione, e tale accorgimento rende tanto più dinamica la pagina e agevole la scelta del lettore. Questa edizione bolognese è nota con l’appellativo di ‘Macchiavelliana’ poiché fu curata dall’abate Filippo Macchiavelli con lo scopo di far conoscere gli intagli su rame dello zio Giovanni Giacomo Macchiavelli (Bologna, 1766 – Roma, 1811). Ugo Foscolo espresse apprezzamento per il corredo iconografico della ‘Macchiavelliana’. Nella sua edizione londinese della Commedia (Rolandi, 1843), precisamente nelle Notizie e pareri diversi intorno a forse duecento codici, e alla serie delle edizioni della Commedia di Dante, paragonando queste tavole a quelle dell’edizione di Firenze, stampata all’insegna dell’Ancora nel 1819 (pure in-folio e in carta velina), delle prime scrisse che «hanno più vita, e più maestria d’arte che non quei piazzosi che adornano l’edizione fiorentina». |