
| Datazione | 1860 |
| NoteSpecialistiche | Bella e sentita lettera nella quale vibra il profondo cordoglio e la compassione umana per una persona cara a Mazzini, ormai perduta, ma insieme si erge la forza morale e umana dell'uomo, dell'amico: "avete ragione a soffrire, io divido il vostro dolore. Se potessi alleviarlo sarei felice. Ed io ve la mando questa stretta di mano da lontano ma con tutto il core." Altro punto chiave della missiva è quando afferma la sua fede nell'immortalità: "io credo nell'immortalità, e che un affetto come il loro non si spegne con la morte; che hanno ad incontrarsi altrove; che pensi sempre a lui con dolore, ma non con dolore disperato." La chiusa finale è innervata di un pessimismo e di uno sconforto così umano da far sparire l'eroe del Risorgimento: "Triste sorte anche la mia, di non poter mettere il piede sulla terra dove sono nato e che proclama l'idea insegnata da me, senza che la monarchia venga a cacciarmene." La misera condizione di esule in patria condizionerà molti anni della sua vita, in perenne fuga dal Paese che aveva contribuito a creare ma che lo ripudiava vilmente. C'è - in queste poche righe - tutto il Mazzini uomo, profeta e politico che ha fatto l'Italia più di tanti altri. |