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Antonia Campi nasce a Sondrio nel 1921 e precocemente manifesta una spiccata attitudine per il disegno e l'osservazione della natura. Intraprende la scuola magistrale, che conclude con un triennio di studi a Milano, al Regio Collegio delle Fanciulle. Consegue poi da privatista la maturità artistica, che le consente d'insegnare disegno negli istituti professionali, e si iscrive nel 1940 all'Accademia di Belle Arti di Brera, che frequenta proprio negli anni difficili del secondo conflitto mondiale, con forzata discontinuità. In questi anni condivide un piccolo atelier con l'amica scultrice Amalia Carnevali, prima a Milano, poi a Varese, dove nel contempo si trasferisce la sua famiglia e dove espone per la prima volta nel 1945 alla Galleria Prevosti, poi nel 1947, in una mostra personale alla galleria II Portico.Mentre gli artisti della sua generazione vivono intensamente il fervore culturale della Milano del dopoguerra, frequentando le caves esistenzialiste, dove si stringono fruttuosi contatti con maestri mento più schivo e anticonformista di Campi la tiene alla larga dagli schieramenti ideologico-artistici e dai giri alla moda per indirizzarla a una ricerca più intima e concreta, dalla quale ottiene riscontri molto positivi quando, nel 1947. Prende parte ad alcune competizioni artistiche e di design. L'estraneità rispetto alle pratiche sociali del mondo dell'arte e la consapevolezza di non essere tagliata per l'insegnamento, maturata in seguito ad alcune esperienze di docenza, unitamente al desiderio di garantirsi un'indipendenza economica, la inducono a cercare lavorго alla Società Ceramica Italiana di Laveno Mombello, sul Lago Maggiore, dove è assunta nel 1947 con mansione di operain decoratrice. Si determina cosi, secondo un copione dettato dal fato e dalle circostanze, più che da una volontà consapevole e orientata, la svolta che la conduce dalla scultura all'industria ceramica, tanto da farle considerare, a molti anni di distanza, di essere cascata nel mondo della ceramica quasi senza accorgersene. Peraltro neppure è a conoscenza che il suo maestro all'Accademia di Brera, lo scultore Francesco Messina Cortese abbia anch'egli significativi precedenti in campo ceramico.Per una condizione analoga a quella generatasi ai nostri giorni in termini di skilled mismatch, accade nell'immediato dopoguerra che, anche alla luce di una prospettiva socio-culturale ancor più condizionata di oggi da preconcetti di genere, una artista dal promettente talento e dal solido background cultura le accetti di svolgere una mansione lavorativa meramente esecutiva (decoratrice dei cataloghi destinati ai commessi viaggiatori) e pertanto non adeguata alla propria qualifica professionale, riversando in essa senza riserve le proprie non comuni doti artistiche.