Maestro degli Armenti/Pseudo Salini
Maestro degli Armenti/Pseudo Salini (attivo nel sec. XVII) GIOVANE CONTADINE CON ANIMALI DA CORTILE olio su tela, cm 147x198 YOUNG PEASANT WOMEN WITH FARMYARD ANIMALS oil on canvas, 147x198 cm Bibliografia - M. Gregori, Altre aggiunte a Tommaso Salini, in “Paragone”1989, 475, p. 56, fig. 57; - F. Paliaga, Sui dipinti di genere con animali vivi attribuiti a Tommaso Salini, in Atti delle Giornate di Studi sul Caravaggio e il naturalismo nella Toscana del Seicento, a cura di P. Carofano, Pontedera 2009, p. 128 e nota 37; fig. 14. Reso noto da Mina Gregori come opera di Tommaso Salini, il bel dipinto qui offerto si lega a una serie di scene all’aperto con animali vivi e figure, tratte in alcuni casi dallo stesso modello, pubblicate per la prima volta da Viktoria Markova come opere del pittore romano e più recentemente da Gianni Papi come parte di un gruppo più ampio provvisoriamente intitolato al “Maestro degli Armenti” (qualche riferimento cronologico per il Maestro degli Armenti, in Un misto di grano e di pula. Scritti su Caravaggio e l’ambiente caravaggesco, Roma 2020, pp. 256-65). La questione si lega a quella, assai controversa, della ricostruzione di Tommaso Salini - autore documentato di pale d’altare nello stile di Giovanni Baglione e celebrato dalle fonti per i suoi vasi di fiori- come pittore di scene profane, oltre che di natura morta: un tema assai dibattuto e con esiti divergenti a partire dalle ipotesi formulate dagli studiosi qui ricordati nel fascicolo 475 della rivista “Paragone”, quasi interamente dedicato al pittore romano. In particolare, venivano riferiti al Salini anche il nostro dipinto e una serie di scene all’aperto in cui pecore e animali da cortile accompagnano i giovani protagonisti: un gruppo in effetti poco omogeneo e messo giustamente in discussione da Franco Paliaga, che ne ha argomentato in maniera convincente l’esclusione dal catalogo di Tommaso Salini preferendo, per alcuni esemplari, la denominazione convenzionale “Pseudo Salini”. Considerando inoltre le precedenti attribuzioni di alcuni numeri della serie ad artisti attivi in area ligure e veneziana, lo studioso ha avanzato, per quanto in via di ipotesi, il nome di Giovan Francesco Cassana (1620-1690), padre di Niccolò e di Giovanni Agostino, di cui fonti e inventari ricordano soggetti di questo tipo. È comunque verosimile, come propone Paliaga, ipotizzare l’attività di una bottega ben organizzata in cui fossero attivi specialisti di figura e di animali, e che questi ultimi lavorassero a partire da cartoni e modelli variamente ricomposti in studio. Una bottega attiva comunque nella seconda metà del secolo, e dunque ben oltre il tempo di Tommaso Salini, impegnata a realizzare opere di collaborazione di grande fascino e sicuro successo, a giudicare dai numerosi esemplari conservati.