| Bibliografia | Questo singolare manoscritto esemplifica assai bene la classe di manoscritti tribali apotropaico-divinatori noti come pustaha (termine di remota origine sanscrita indicante il “libro” e oggi in uso, in molte diverse varianti, in larghissima parte del Subcontinente). Questo testo fu composto con ogni probabilità da un datu (sacerdote-mago) della tribù dei Toba-Batak del nord dell’isola indonesiana di Sumatra. Il testo è scritto in inchiostro scuro nell’alfabeto sillabico destrorso batak, da leggersi orizzontalmente, derivato dall’antica scrittura giavanese (ea forse influenzato anche dall’alfabeto Brahmi), e costituisce un amuleto magico di valore apotropaico, nonché uno dei tre più evidenti attributi rituali dei sacerdoti datu, insieme al bastone magico e al corno curativo. Gli impieghi di simili libri magici spaziavano dal trarre le sorti alle previsioni meteorologiche, fino alla consultazione per finalità mediche e per formulare auspici che propiziassero gli affari o la guarigione, oppure a scagliare malefici contro i nemici in tempo di guerra. |
| Frontespizio | Proveniente dal Nord dell?isola di Sumatra, oggi parte dell?Indonesia. Tardo XIX secolo o inizio XX secolo (1900-1914). |
| Intestazione | Intrigante manoscritto magico Batak (Pustaha) di Nord Sumatra |
| NumeroBeni | 1 |