Natura morta di uva, pere, meloni e melograne
Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Giancarlo Sestieri. Come rileva Giancarlo Sestieri, questa elegante Natura morta, centrata su un vivido grappolo d’uva bianca affiancato da melograno aperto, zucca e pochi altri frutti disposti liberamente sul suolo, mostra una chiara appartenenza all’ambito romano, in una fase in cui il rigoroso oggettivismo di ascendenza post-caravaggesca è animato da una luce obliqua che modella con forza plastica le masse emergenti dal fondo scuro. Al contempo, l’impostazione compositiva più aperta prefigura un superamento delle formule simmetriche tradizionali verso soluzioni di maggiore libertà barocca. Il dipinto è databile alla fine degli anni Venti del Seicento e costituisce una significativa testimonianza del ruolo di Cerquozzi quale mediatore tra la prima natura morta romana e i successivi sviluppi del genere, come confermano stringenti confronti con molte altre opere del suo catalogo.