Pietro Liberi
Pietro Liberi (Padova, 1605 - Venezia, 1687) EROS E ANTEROS olio su tela, cm 153x200 EROS AND ANTEROS oil on canvas, 153x200 cm Un groviglio di corpi intrecciati in pose complesse e fortemente dinamiche rielabora il classicismo romano traducendolo in una sensibilità pienamente veneta, fatta di cromie calde e carnose, modellate attraverso morbidi passaggi tonali. È questa la cifra stilistica che emerge dalla tela e che, unita alla predilezione per tematiche ambigue, allusive o apertamente erotiche, contribuì a far soprannominare Pietro Liberi "il Libertino". Della vita dell'artista si conoscono relativamente pochi dati certi; una delle principali fonti biografiche è il profilo, dai tratti spesso romanzati, redatto dallo scrittore, suo contemporaneo, Galeazzo Gualdo Priorato. Ne emerge l'immagine di un pittore inquieto e avventuroso, che trascorse gran parte della propria esistenza viaggiando e andando incontro a vicende talvolta rocambolesche. Emblematico è l'episodio del 1632, quando Liberi venne catturato presso l'isola di Metelino da due vascelli di Barberia e condotto in catene a Tunisi. Dopo circa otto mesi di prigionia, riuscì a fuggire e a raggiungere la Sicilia. L'uso frequente, da parte del Liberi, di combinare figurazioni mitologiche con tematiche allegoriche rende difficile identificare con certezza il soggetto iconografico, che possiamo ipotizziamo essere Anteros in conflitto con Eros. Nel mito, Anteros è il dio dell'amore corrisposto: la sua presenza favorisce la crescita di Eros, simbolo del desiderio passionale, spesso infantile e capriccioso, rappresentando la maturità e la reciprocità del sentimento. Nella scena, Anteros si scaglia contro Eros, atterrandolo e spezzandogli le frecce. Sullo sfondo, le altre figure mitologiche legate a Eros, la dea Venere e i putti alati, fuggono impauriti.