Pittore caravaggesco, sec. XVII
Pittore caravaggesco, sec. XVII SANTO CHE LEGGE olio su tela, cm 65x49,5 Caravaggist painter, 17th century SAINT READING A BOOK oil on canvas, 65x49.5 cm Provenienza - Collezione privata. Bibliografia - Giovanni Serodine (1594/1600 - 1630) e i precedenti romani, catalogo della mostra di Rancate (Pinacoteca Zȕst, 16 settembre - 30 novembre 1993) a cura di R. Contini e G. Papi, Milano 1993, pp. 49, 103. Roberto Contini fu il primo e l'unico a pubblicare il dipinto qui discusso, seppur lo studioso riporti anche il giudizio di Carlo Del Bravo che lo attribuì per primo a Giovanni Serodine. Contini inserì l'opera tra quelle molto vicine al pittore ticinese senza però considerarla direttamente autografa: "In questa congiuntura [...] di inequivocabile tangenza stilistico-fisionomica, s'immette una tela di notevole livello in collezione privata fiorentina - segnalata da Carlo Del Bravo - riproducente un Santo in lettura. Il suo identikit, e ancor più l'angolatura descrittiva danno la mano, come si vede, all'abbozzo di testa di Poughkeepsie e possono automaticamente appoggiarsi ai modelli serodiniani certi ad esso avvicinati. Un po' anomale sono la tosatura regolare, quasi un vello ovino, della candida capigliatura del vecchio e la descrizione sufficientemente minuziosa delle corte e omogenee ciocche; e tuttavia, almeno col castano mendicante della pala già in san Lorenzo fuori le mura, la divergenza sembra appianata. Anche la mano così strapazzatamente toccata non è pacificamente assimilabile alla pur variabile gamma degli arti dell'umanità dipinta da Serodine, ma ricorda comunque la grumosità impressionistica della parte alta dell'Incoronazione della Vergine di Ascona, che caratterizza ad esempio il volto del Padreterno. Inversamente, la corposa ma asciutta solidità del panneggio che si affastella, bianco e pesante, sul braccio dell'anziano leggente non ha puntuali termini di confronto con lo stile tardo del ticinese, e conta un eventuale, cauto paragone nelle propaggini del mantello indossato dal discepolo di spalle nel giovanile Invito a Emmaus, propaggine ammucchiate sulla savonarola in primo piano. Comunque, a onta di ogni perplessità, il traino della superba esecuzione sommato alle coincidenze formali poc'anzi enumerate concorre, in assenza di aggiudicazioni alternative, a spingere il dipinto in ambito (romano?), di stretta dipendenza dallo stile di Giovanni Serodine". E, inoltre, aggiunge a proposito dell'attribuzione di Del Bravo direttamente a Serodine: "Una paternità che rende certo giustizia all'altezza dell'oggetto, e sulla quale le cautele espresse vogliono far da paravento alle difficoltà ermeneutiche che un pittore continuamente diverso da se stesso come il Serodine pone; una paternità che per il momento è impossibile ragionevolmente cambiare con altra, ma che obbliga alle buffe definizioni 'Pittore prossimo a…' o 'Ambiente di...', quando l'esistenza di una bottega di Giovanni Serodine è in realtà accademico frutto d'immaginazione".