Profeta Geremia
Il dipinto raffigura il profeta Geremia a mezza figura, colto in atteggiamento meditativo e raccolto, con le mani intrecciate in primo piano e il capo velato da un ampio drappo chiaro che incornicia il volto, emergente da un fondo scuro; nella parte superiore si legge l’iscrizione “HIEREMIA”, elemento identificativo coerente con la tradizione iconografica seicentesca. L’opera si inserisce nel filone caravaggesco nordico diffuso a Napoli negli anni Trenta del Seicento, caratterizzato da forte contrasto luministico, illuminazione radente “a lume di notte”, incarnati caldi e intensi effetti chiaroscurali che modellano i volumi attraverso una luce concentrata e teatrale. La qualità esecutiva appare buona, con attenta resa fisiognomica del volto segnato dall’età, cura nella definizione delle mani nodose e una stesura pittorica corposa nelle zone illuminate; tuttavia, alcune semplificazioni nei passaggi tonali, una minore profondità nelle velature e una certa uniformità del fondo inducono a proporre un’attribuzione prudenziale alla bottega di Matthias Stomer piuttosto che alla mano autografa, in rapporto al prototipo del Profeta Geremia conservato presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte (inv. Q 1682), proveniente dal complesso di Sant’Eframo Nuovo e confluito nelle raccolte reali agli inizi del XIX secolo. L’opera in esame si configura pertanto come replica o variante di bottega derivata da un modello noto del maestro, realizzata probabilmente entro il quarto decennio del XVII secolo in ambito napoletano. Entro cornice.