
| AltreInformazioni | Virgilio Carnisio (Milano 1938) inizia a fotografare nei primi anni ’60 e, temendo che una falsa interpretazione della modernità potesse cancellare le classiche architetture della sua città, vagabondando fra centro e periferia documenta in bianco e nero cortili, case di ringhiera, osterie, quartieri come l’Isola e il Garibaldi, vecchie botteghe, laboratori artigiani col taglio antropologico e sociale caro al classico reportage. Crea così, in mostre e libri particolarmente accurati, un’indagine articolata di Milano cui accosta indagini sulla Valsesia e su realtà di Europa, Asia e America, mete dei suoi viaggi. Gli aspetti più interessanti dei lavori di questo genere non risiedono sulla tecnica ma sulla capacità progettuale che li anima. Virgilio Carnisio usa una normale reflex Pentax (anche se agli esordi altre fotocamere), obiettivi mai spinti né grandangoli estremi né teleobiettivi esagerati, pellicole in bianco e nero: un’attrezzatura funzionale a produrre fotografie ben calibrate dove luci e ombre sono sempre equilibrate. Detto questo, ciò che conta è il suo sguardo che coglie con inquadrature sempre precise soggetti che forse per molti non erano neppure da considerare. Così la grande collezione di facciate di ristoranti, bar, vinerie, negozi alimentari diventano oggi testimonianze della storia milanese come anche documenti antropologici di come eravamo. Quando, invece, si trova di fronte a una locomotiva, Carnisio sposta lo sguardo in leggera diagonale per esaltarne il movimento e sceglie l’attimo in cui il fumo crea il giusto compimento di una immagine impeccabile. |
| Datazione | 1966 |
| Dimensioni | cm 27,3 x 34,8 |
| Tecnica | Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento |