





Il lotto comprende un salterio feriale latino, preceduto da calendario e seguito da canti, litanie, inni e dall’officio dei defunti. Il manoscritto è datato 28 novembre 1488 e presenta due colophon distinti, con firma e datazione attribuite allo scriba “dominus Franciscus de Urbana”, monaco camaldolese. Nel secondo colophon lo scriba dichiara che l’opera fu commissionata da Beatrice dei conti di Sassonia, monaca nell’abbazia di S.Agata Vergine e Martire. La realizzazione è indicata come codice italiano del XV secolo, con esecuzione verosimilmente in area veneta (Venezia o Padova), come da descrizione di catalogo.
Il codice è redatto su pergamena (153 fogli), con scrittura gotica libraria in rosso e nero, organizzata su due colonne da 25 linee. La decorazione comprende capilettera in rosso e blu e 42 capilettera miniati in oro brunito e colori. Al f. 8 recto è presente una ricca bordura miniata in stile rinascimentale ferrarese, con grande iniziale B istoriata (Davide che suona la lira), oltre a piccole figure in medaglioni e uno stemma nobiliare del mandante, descritto come ormai illeggibile. È segnalata l’abrasione della metà inferiore della pagina miniata introduttiva e una lieve abrasiatura di alcuni capilettera.
Le dimensioni indicate sono 140 × 100 mm. La legatura, datata al XVI secolo, è in piena pelle marrone con impressioni a secco, cornice a ferri floreali e medaglione centrale con figura di santo, con tracce di fermagli. Il colophon riporta la chiusura “Explicit liber scriptus manu domini francisci de Urbana Monachus camaldulensis ordinis. Anno M.cccc.lxxxviii die xxix Mensis Nonembris”.
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Il lotto comprende un salterio feriale latino, preceduto da calendario e seguito da canti, litanie, inni e dall’officio dei defunti. Il manoscritto è datato 28 novembre 1488 e presenta due colophon distinti, con firma e datazione attribuite allo scriba “dominus Franciscus de Urbana”, monaco camaldolese. Nel secondo colophon lo scriba dichiara che l’opera fu commissionata da Beatrice dei conti di Sassonia, monaca nell’abbazia di S.Agata Vergine e Martire. La realizzazione è indicata come codice italiano del XV secolo, con esecuzione verosimilmente in area veneta (Venezia o Padova), come da descrizione di catalogo.
Il codice è redatto su pergamena (153 fogli), con scrittura gotica libraria in rosso e nero, organizzata su due colonne da 25 linee. La decorazione comprende capilettera in rosso e blu e 42 capilettera miniati in oro brunito e colori. Al f. 8 recto è presente una ricca bordura miniata in stile rinascimentale ferrarese, con grande iniziale B istoriata (Davide che suona la lira), oltre a piccole figure in medaglioni e uno stemma nobiliare del mandante, descritto come ormai illeggibile. È segnalata l’abrasione della metà inferiore della pagina miniata introduttiva e una lieve abrasiatura di alcuni capilettera.
Le dimensioni indicate sono 140 × 100 mm. La legatura, datata al XVI secolo, è in piena pelle marrone con impressioni a secco, cornice a ferri floreali e medaglione centrale con figura di santo, con tracce di fermagli. Il colophon riporta la chiusura “Explicit liber scriptus manu domini francisci de Urbana Monachus camaldulensis ordinis. Anno M.cccc.lxxxviii die xxix Mensis Nonembris”.
| Datazione | 1488 |
| NoteSpecialistiche | Interessante codicetto, firmato e datato in due distinti colophons, a f. 150 verso e 151, dallo scriba “dominus Franciscus de Urbana” monaco camaldolese, il 28 Nov. 1488. Nel secondo colophon lo scriba dichiara che il manoscritto fu commissionato da Beatrice dei conti di Sassonia, discendente di Filippo il Magnifico, monaca nell’abbazia di S.Agata Vergine e Martire. (Purtroppo la metà inferiore della pagina miniata introduttiva è piuttosto abrasa; alcuni dei 42 capilettera pure lievemente abrasi). Interessante codice italiano del ‘400, firmato e datato. Il lotto è notificato dalla Regione Veneto. |