San Girolamo penitente
Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Stefano Causa. Come sottolinea Stefano Causa nell'ampio studio che accompagna il dipinto, l'opera va riferita all'attività giovanile di Luca Giordano, nella fase di più stretta adesione al linguaggio pittorico di Ribera, da collocare nella seconda metà degli anni Cinquanta del Seicento. Il dipinto deriva, infatti, con qualche variante, da un prototipo del grande pittore spagnolo raffigurante San Paolo Eremita, oggi conservato al Museo del Prado e più volte assunto a modello dai suoi seguaci. Al pari di quello, il nostro dipinto mostra il santo penitente, seminudo, assorto in preghiera e in esercizio spirituale di fronte a un testo sacro e a un teschio. Il punto focale della tela è chiaramente rappresentato dalla schiena di Girolamo, restituita con un esasperato realismo analitico: un brano che permette al giovane Giordano di esibire il suo virtuosismo anatomico e la sua sbalorditiva bravura nel dominio del chiaroscuro. Opportunamente Stefano Causa rileva che, ferma restando la dipendenza da Ribera, la lettura che ne fornisce Giordano non ne costituisce un'interpretazione ortodossa, o un tentativo di mimetismo stilistico, come sarebbe stato naturale per stretti seguaci del maestro come Henrick Van Somer o Francesco Fracanzano: quanto piuttosto un formidabile punto di partenza, fatto proprio da un artista di prepotente personalità alla luce di più vasti orizzonti figurativi.