Scena mitologica in un paesaggio all'imbrunire
Questo dipinto affascinante, sebbene arduo da interpretare dal punto di vista iconografico, può essere accostato a Livio Mehus che, fiammingo di natali, fu uno dei più singolari protagonisti della pittura fiorentina di secondo Seicento, peraltro apprezzatissimo dal Gran Principe Ferdinando. Artista di cultura figurativa eccezionalmente vasta, frutto di continui viaggi di aggiornamento e di lavoro, nella sua produzione più matura, alla quale la presente tela dovrebbe essere ascritta, praticò una pittura visionaria e tenebrosa, di puro colore, caratterizzata da una sorta di disfacimento delle forme che si richiama alla maniera estrema di Tiziano e Jacopo Bassano e si aggancia agli esiti ultimi di Cecco Bravo. Strette affinità stilistiche avvicinano li nostro dipinto a opere di Mehus come la Fuga di Enea da Troia di Palazzo Pitti a Firenze, la Giunone in deposito da Palazzo PItti presso il Ministero dei Lavori Pubblici a Roma, Aci e Galatea della collezione Caripit di Pistoia o le Sabine mettono pace fra sabini e romani della Galleria degli Uffizi.