





Sicco Polenton, Sicconis Polentoni prefatio ad Modestum filium in Sancti Antonii confessoris de Padua vitam incipit. Manoscritto pergamenaceo umanistico vergato a Padova nella seconda metà del XV secolo, databile al 1460 secondo le informazioni di lotto. L’opera presenta un impianto decorativo di carattere raffinato, con presenza di iniziali e motivi ornamentali in foglia d’oro e in “bianchi girari”. La misura complessiva è indicata in 215×150 mm.
Alla prima carta è presente un’immagine di Sant’Antonio sul noce entro lettera D, quale elemento iconografico principale, con decorazione a foglia d’oro e bianchi girari. In basso è riportato uno stemma, probabilmente attribuibile alla nobile famiglia patavina Dondi dell’Orologio, raffigurante un drago di colore azzurro entro decorazione a bianchi girari, con un pavone di fattura raffinata in basso a destra. Il codice risulta composto da 4 fascicoli di 10 carte ciascuno e da una carta finale; a fine di ogni fascicolo sono presenti richiami.
La decorazione include un’iniziale grande al recto della seconda carta (lettera A di Antonio, 40×40 mm.) e 13 piccoli capilettera realizzati in oro, azzurro, rosa e verde. La legatura è in piena pelle marrone del XIX secolo, con titolo in oro al dorso e impressioni a secco ai piatti. Le informazioni specialistiche del lotto rimandano a contesti e confronti relativi alla produzione padovana e alla possibile identificazione di mano/mani miniatorie, oltre a note sulla punzonatura della lamina d’oro entro le iniziali.
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Sicco Polenton, Sicconis Polentoni prefatio ad Modestum filium in Sancti Antonii confessoris de Padua vitam incipit. Manoscritto pergamenaceo umanistico vergato a Padova nella seconda metà del XV secolo, databile al 1460 secondo le informazioni di lotto. L’opera presenta un impianto decorativo di carattere raffinato, con presenza di iniziali e motivi ornamentali in foglia d’oro e in “bianchi girari”. La misura complessiva è indicata in 215×150 mm.
Alla prima carta è presente un’immagine di Sant’Antonio sul noce entro lettera D, quale elemento iconografico principale, con decorazione a foglia d’oro e bianchi girari. In basso è riportato uno stemma, probabilmente attribuibile alla nobile famiglia patavina Dondi dell’Orologio, raffigurante un drago di colore azzurro entro decorazione a bianchi girari, con un pavone di fattura raffinata in basso a destra. Il codice risulta composto da 4 fascicoli di 10 carte ciascuno e da una carta finale; a fine di ogni fascicolo sono presenti richiami.
La decorazione include un’iniziale grande al recto della seconda carta (lettera A di Antonio, 40×40 mm.) e 13 piccoli capilettera realizzati in oro, azzurro, rosa e verde. La legatura è in piena pelle marrone del XIX secolo, con titolo in oro al dorso e impressioni a secco ai piatti. Le informazioni specialistiche del lotto rimandano a contesti e confronti relativi alla produzione padovana e alla possibile identificazione di mano/mani miniatorie, oltre a note sulla punzonatura della lamina d’oro entro le iniziali.
| Datazione | 1460 |
| NoteSpecialistiche | Uno splendido esempio del protoumanesimo padovano. Per i confronti e la bibliografia si può vedere la scheda n. 22 di Silvia Fumian nel catalogo Splendore della Regola sui codici miniati della Biblioteca Universitaria di Padova. In quel caso si tratta di un codice proveniente dalla Biblioteca di Santa Giustina, grande centro di produzione di manoscritti, dove lavora una prima mano quella di Cristoforo Cortese, e una seconda mano autrice delle iniziali a bianchi girari (quelle non di Cortese) forse un allievo di Cortese che è identico al miniatore del presente codice. La stessa mano, come si dice in scheda, opera in due volumi di Tito Livio studiati da Elisabetta Barile che sono oggi a San Gallo Kantonsbibliothek nn. 306-308 fatti per i Capodilista qui a Padova recante la data 1442. Li trovi in E-Codices. Molto interessante anche il modo di lavorare con punzonature la lamina d'oro entro le iniziali a bianchi girari. Anche la scrittura potrebbe essere o di Michele Salvatico o di Nicolò da Salvedia. Si veda anche il codice di Oxford studiato da A. De La Mare (lat. th. C. 31) ex Major Abbey e da Jonathan Alexander. Davvero originale l'iconografia di Sant'Antonio sul noce. Ringrazio sentitamente la prof.ssa Federica Toniolo per le dettagliate informazioni fornitemi sul manoscritto. Sicco Polenton (1375–1476) fu un Illustre letterato, cancelliere e giurista di origine padovana, formatosi sotto il magistero di Giovanni Conversini; è celebre per aver scritto le Scriptorum Illustrium Latinae Linguae Libri (la prima storia della letteratura latina) e la commedia umanistica Catinia. I rapporti tra l'umanista Sicco Polenton (1375/76 – 1447) e la celebre famiglia patrizia dei Dondi dall'Orologio si svilupparono principalmente su due piani intrecciati: quello istituzionale-professionale (legato alle sue cariche pubbliche a Padova) e quello culturale (legato alla fioritura dell'Umanesimo veneto). Nel 1430 lasciò l’attività di notaio e di cancelliere e iniziò quella forense, forse perché più remunerativa, mentre continuò gli studi letterari, con la stesura, fra il 1433 e il 1434, delle biografie dei più famosi santi e beati padovani: s. Antonio, il beato Antonio Pellegrino e la beata Elena Enselmini, conservate, per esempio, nel ms. 559 della Biblioteca Antoniana di Padova e nel Marc. Lat. IX, 182 (3293) della Biblioteca nazionale Marciana di Venezia. La Sancti Antonii confessoris de Padua vita et miracula (edita a Padova nel 1476) è distinta in due parti: la prima è dedicata alla vita di s. Antonio, la seconda ai miracoli da lui compiuti. |