| AltreInformazioni | Tra i molti artisti che all’inizio del Novecento si accosteranno alla tecnica divisionista, interpretandola con maggior libertà e piegandola ad esigenze estetiche tra loro disomogenee e talvolta contrastanti, Camillo Innocenti occupa un posto di assoluto rilievo. Formatosi inizialmente sulla pittura di Domenico Morelli, Francesco Paolo Michetti e Antonio Mancini, nel 1901 ha l’occasione di recarsi in Spagna per un pensionato artistico, dove ha modo di conoscere il paesaggio e il folklore andalusi ma anche la pittura di Ignacio Zuloaga, da cui sembra mutuare quegli accenti mondani, sensuali o esplicitamente voyeuristici che caratterizzeranno la sua opera a partire dalla seconda metà degli anni Dieci.
Il suo esordio divisionista accanto a Aleardo Terzi, Enrico Lionne e Arturo Noci lo vede interpretare la tecnica con una libertà cromatica meno aderente a rigidi precetti scientifici, con cui riesca a conferire vivacità a tematiche di gusto mondano, talvolta dichiaratamente in stile Belle Epoque. Gli accostamenti di colore puro non sono mai aggressivi, ma tesi piuttosto a creare armonie eleganti e raffinate, moderne “nel significato buono del termine, di un modernismo che non ha d’altronde niente di aggressivo, di blasfemo, né di iconoclasta” (Gabriel Mourey, Camillo Innocenti, Bernheim-Jeune & Cie, Parigi, 1913, ristampato in Camillo Innocenti 1871-1961, Roma, 1993, pp. 14-17).
Signore sul terrazzo, 1912 ca., appartiene al momento di massima aderenza a quel gusto internazionale variamente rappresentato da pittori come il francese Henri Martin o lo spagnolo Hermenegildo Anglada Camarasa, e trova nel grande dipinto Sera a Parigi (1910) il suo ideale pendant per la medesima resa stilistica del rapporto tra le grandi figure eleganti in primo piano e lo sfondo di luce-colore su cui si affaccia la scena.
Innocenti ci illustra con raffinata indifferenza un episodio di vita mondana, un’immagine di sapore proustiano in cui ogni dettaglio sembra suggerire “lusso calma e voluttà”. La tecnica è larga, originale nell’interpretare le possibilità offerte dal colore diviso, alternato all’uso di campiture più ampie che richiamano esplicitamente l’immediatezza dell’affiche pubblicitaria.
Nonostante l’alta qualità e le ragguardevoli dimensioni, l’opera è rimasta praticamente sconosciuta alla letteratura sino alla fine degli anni Sessanta del Novecento.
L. G.
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| Bibliografia | Fortunato Bellonzi, Il divisionismo nella pittura italiana, Fabbri, Milano, 1967, p. 93, cit. (opera datata 1910-12); Teresa Fiori, Camillo Innocenti, De Luca, Roma, 1968, p. 79, n. 112, fig. 31; Teresa Fiori, Archivi del Divisionismo, volume secondo, saggio introduttivo di Fortunato Bellonzi, Officina Edizioni, Roma, 1969, p. 156, n. XII.114, n. 1935, tav. 396, n. 1935 (opera datata 1915 ca.). |
| Datazione | 1912 ca. |
| Dimensioni | cm 91,3x107 |
| Esposizione | Divisionismo romano, a cura di Lucia Stefanelli Torossi, Roma, Galleria Arco Farnese, 20 gennaio - 31 marzo 1989, cat. p. 113, n. 54; Camillo Innocenti 1871-1961, a cura di Lela Djokic Titonel, Maurizio Fagiolo Dell'Arco, Roma, Galleria Campo dei Fiori, dicembre 1993, cat. p. 46, n. 25, illustrato (opera datata 1912). |
| Provenienza | Collezione privata, Roma; Collezione privata |
| Tecnica | Olio su tela |