Suonatore di liuto o Allegoria dell'Udito
La notevole tela che qui si presenta rientra nella complessa vicenda dell'attività romana del giovane Ribera e della serie dei Cinque sensi ch'egli realizzò intorno al 1615 su commissione di Pietro Cussida, che dal 1602 svolse a Roma le mansioni di rappresentante diplomatico del re di Spagna Filippo III presso la Santa Sede. Appassionato collezionista d'arte, è ben noto come egli commissionasse a Ribera questo gruppo di tele, segnalato già dal Mancini nel 1620 e poi citato nell'inventario dei beni del figlio di Pietro, Francesco Cussida, redatto il giorno 8 marzo 1625: "Cinque quadri delli cinque sentimenti". Fu Roberto Longhi a individuare nel 1966 le opere della serie, sebbene inizialmente per lo più attraverso copie antiche, disperse tra diverse raccolte e di qualità variabile (Vista, Tatto, Olfatto e Udito), affiancate a un unico dipinto autografo, il Gusto, già allora al Wadsworth Atheneum di Hartford, al quale si sono in seguito aggiunte le altre redazioni che oggi vengono considerate di mano di Ribera. L'esemplare qui in oggetto è stato a lungo considerato la copia coeva di più alta qualità dell'originale, considerato disperso finché Gianni Papi non ha proposto perentoriamente di identificarlo nella tela oggi conservata presso la collezione Koelliker ed appare di evidente interesse l'opportunità di poterlo valutare in questa circostanza con l'attenzione che merita. In effetti, con l'eccezione del dipinto Koelliker, la nostra tela si stacca da tutte le altre versioni note per qualità e finezza esecutiva, che promette di emergere con ancora maggiore evidenza una volta sottoposta alla necessaria pulitura. Spiccano in particolare l'impeccabile resa di scorcio del liuto e delle mani sullo strumento, come pure il volto dall'espressione caricata secondo l'interpretazione del soggetto in chiave grottesca adottata da Ribera, amplificata dalla messa in evidenza della dentatura nonché, per contrasto, dalla candida gorgiera eseguita con virtuosistica accuratezza.