


Giovanni della Robbia, Vaso decorativo con coperchio in terracotta invetriata, Firenze, circa 1510-1520. Il vaso, con smalto di colore azzurro ceruleo e un coperchio decorato con policromia naturalistica, presenta un'altezza di cm 25,5, con una bocca di diametro cm 15 e un piede di diametro cm 11,5. Gli interni, privi di invetriatura, sono progettati per una funzione puramente decorativa.
Il vaso, di forma ad anfora biansata con manici a forma di delfino, esprime una chiara influenza della maiolica rinascimentale. La sua superficie è caratterizzata da un ricco repertorio ornamentale, comprendente baccellature e motivi geometrici, che conferiscono un senso di complessità architettonica. Il corpo è decorato con scaglie e freccette, mentre al piede si notano modanature levigate impreziosite da un anello a treccia.
Il manufatto, già appartenente a collezioni illustri come quella di Stefano Bardini e Luigi Bellini, è stato oggetto di importanti studi come quelli di Allan Marquand e Galeazzo Cora, il quale lo ha catalogato tra gli esemplari noti della categoria A-III. L'opera presenta due etichette di provenienza sul fondo, confermandone l'importanza storica e artistica.
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Giovanni della Robbia, Vaso decorativo con coperchio in terracotta invetriata, Firenze, circa 1510-1520. Il vaso, con smalto di colore azzurro ceruleo e un coperchio decorato con policromia naturalistica, presenta un'altezza di cm 25,5, con una bocca di diametro cm 15 e un piede di diametro cm 11,5. Gli interni, privi di invetriatura, sono progettati per una funzione puramente decorativa.
Il vaso, di forma ad anfora biansata con manici a forma di delfino, esprime una chiara influenza della maiolica rinascimentale. La sua superficie è caratterizzata da un ricco repertorio ornamentale, comprendente baccellature e motivi geometrici, che conferiscono un senso di complessità architettonica. Il corpo è decorato con scaglie e freccette, mentre al piede si notano modanature levigate impreziosite da un anello a treccia.
Il manufatto, già appartenente a collezioni illustri come quella di Stefano Bardini e Luigi Bellini, è stato oggetto di importanti studi come quelli di Allan Marquand e Galeazzo Cora, il quale lo ha catalogato tra gli esemplari noti della categoria A-III. L'opera presenta due etichette di provenienza sul fondo, confermandone l'importanza storica e artistica.