Vaso geometrico
Ripercorrere le tappe dell'operato di Leandro Lega significa immergersi in un mondo di meravigliose invenzioni che sorprendono per i numerosi passaggi tipici del suo variatissimo repertorio. Faentino di nascita, Lega ha iniziato gli studi alla Scuola di disegno T. Minardi di Faenza e ha proseguito al Liceo artistico di Ravenna. Egli è stato un ceramista particolare, visto che ha conquistato il suo sapere da autodidatta e che non si è formato nelle botteghe della città, dove la vocazione per la ceramica è da sempre fortemente sentita e tramandata. L'interesse per la ceramica nasce in lui verso la metà degli anni Cinquanta quando fonda a Faenza la manifattura Lega Ceramiche. Le sue proposte sono numerose fin dall'esordio e tra esse spiccano le tipologie caratterizzate da soluzioni decorative dalla rigorosa geome tria, le quali, magistralmente utilizzate su esemplari dalle strutture sia costruite a lucignolo sia realizzate al tornio, ripartiscono la superficie in zone dai forti contrasti cromatici in cui gli elementi compositivi non sono presentati in forme massicce ma definiti in genere con notevole senso di eleganza. L'impianto decorativo non risente mai della scelta di forme disordinate ma tutto è regolato da un notevole ed elaborato equilibrio dal ritmo compositivo piuttosto serrato.L'attenzione di Lega si concentra pure su elementi della tradizione. Ecco quindi la proposta di albarelli secondo la sua personale rivisitazione: morfologicamente simili a quelli della tipologia tradizionale, essi lasciano spesso intravedere volutamente spazi non perfettamente lisci nelle zone non riservate alla decorazione. La superficie diviene il supporto dove si libera una complessa grafia dal segno sottile che si dispiega in slanci repentini o in griglie rigorose con un andamento che ricorda quasi un flusso musicale. Siamo di fronte a uno spaziobidimensionale dove la forza visiva ha la sua accentuazione anche per la dinamica luminosità del lustro metallico, particolare tipo di copertura che Lega usa con frequenza nei vari periodi della sua attività, dai primi lavori fino agli anni Novanta. Proprio a tale epoca арpartengono raffinate e sofisticate ciotole avvolte da seducenti bagliori, attraverso cui, evitando ogni stimolo figurativo, Leandro Lega vuole sottoporre allo spettatore un'immagine di spazio illusorio dove fissare e sottolineare relazioni di segni che si intrecciano nella massima libertà in una sequenza scandita dalle variazioni cromatiche. Molto importante è inoltre la relazione tra il supporto, cioè il complesso strutturale, il partito decorativo e il colore, tutti elementi che nel lavoro di Lega appartengono a un unico tessuto e sono tra loro inscindibili nella genesi dell'immagine, il cui valore e significato forniscono una lettura della complessità della sperimentazione in continuo divenire. Abilissimo nel tradurre il passato con il filtro della modernità, l'artista, come già accennato, rivisita anche modelli della tradizione faentina come boccali e orci, lasciati spesso con la superficie opaca. Su questi egli traccia un segno forte e incisivo nei toni del verde ramina oppure del blu di cobalto. Quest'ultimo genere è una felice interpre tazione che riporta alla mente riferimenti ad antichi manufatti con decoro a zaffera. Pennellate libere e di grande respiro caratterizzano il decoro di una serie di esemplari di gusto orientale ideata negli anni Settanta. Con un linguaggio dalle forti riduzioni formali, Lega riporta sulle opere motivi vegetali in rosso cupo senza alcun intento ripetitivo disponendoli liberamente sulla superficie chiara delle sagome realizzate in grès. Queste sono definite attraverso linee molto essenziali e spesso si interviene con molta originalità sulle pareti lisce delle superfici per mezzo di deformazioni. Sempre in grès è anche una tipologia di manufatti de gli anni Novanta, dalla forma slanciata con inserti decorativi forti e attraenti, ben ripartiti nelle proporzioni e impostati con equilibrio. Il grès viene impiegato dall'artista in numerose proposte pure per la scultura, caratterizzata da linee molto armoniose indipendentemente dalle dimensioni, dove le volumetrie, anche delle forme dagli arrotondamenti più delicati, riescono con autorevolezza a imporsi nello spazio circostante.Le qualità di Leandro Lega sono state ben apprezzate come dimostrano i tanti riconoscimenti ottenuti, in particolare quelli delle varie edizioni del Concorso Internazionale della Ceramica d'Arte Contemporanea di Faenza (1965, Premio ex-aequo del ministero dell'Industria e del commercio e dell'artigianato; 1967 e 1968, Premio-acquisto Lyons Club di Faenza alla manifattura L'Astorre di Leandro e Vincenzo Lega; 1970, Premio ex-aequo del ministero dell'Industria, del commercio e dell'artigianato; 1971, Premio dell'Ente nazionale artigianato e piccole industrie; 1976, Medaglia d'oro alla manifattura l'Astorre di Leandro e Vincenzo Lega). Per una visione dettagliata delle varie fasi dell'opera di Leandro Lega si può visitare il museo a lui dedicato (Faenza, via Fratelli Rosselli 6), voluto dalla figlia e allieva Carla, continuatrice dell'attività della manifattura di famiglia.