
Partiamo dalla tecnica: non è fotografia, né pittura, ma l’una e l’altra insieme, un unicum ottenuto attraverso una rivisitazione di una procedura antica: l’encausto.
Gli antichi romani scioglievano i pigmenti di colore nella cera e poi applicavano questa mistura all’intonaco, Chiodi reinventa questo procedimento utilizzando come base la fotografia ed il risultato è assolutamente d’effetto. L’immagine fotografica dona all’opera quella minuzia di dettagli che ci riporta alla pittura antica, ma la materia “cereo-pittorica” ne conferisce una densità e uno spessore nuovo.
Le nature morte, per il loro violento gioco chiaroscurale, ci riportano alla lezione caravaggesca, ed esaltano l’eleganza e la sapienza compositiva di Chiodi.